Anne et Anne

Copertina_Anne et AnneAnne et Anne, Miami-FL 2002

Ho appena finito di scrivere il tuo libro. Ho gli occhi pieni di formiche.

Mi rivolgo a te, amico mio, perché in fondo non ho nessun altro con il quale condividere un momento così importante e allo stesso tempo così naturale, come le arance verdi di questo giardino o l’acqua di questo fiume di legno.

Molti anni fa, a Parigi, ho conosciuto un uomo, un artista, anche lui venuto fuori da un manicomio (perché ti ritrovi sempre a parlare di storie di manicomi?) e hanno vissuto insieme a quest’uomo due donne bellissime. Entrambe si chiamavano Anne.

Quella sera, appena sei uscito, ho rovesciato le registrazioni che l’ispettore Delbono ci ha procurato: erano più di trenta bobine e qualche lettera. Oltre quaranta documenti sottratti agli archivi della polizia!, tutti su questo tavolo. Odoravano di cenere e paglia. E non ti nascondo quello che provo oggi mentre ripenso ad André Colbert. È come avere un grosso cuscino premuto forte sul petto.

Ecco i testi che mi avevi chiesto. Non è stato facile metterli insieme, ma ci sono riuscita e ne sono felice.

Alternerò alle registrazioni – che, come mi hai consigliato, non sono in ordine cronologico ma casuale – alcune lettere, i messaggi ritrovati da Delbono e, infine, delle pagine che ho scritto io stessa per spiegare che i documenti sono collegati l’uno con l’altro e per non creare confusione a causa delle tante coincidenze che caratterizzano questa storia. Considera quelle parti come un collante necessario per tenere insieme le documentazioni riguardanti il caso Colbert.

Questa mia premessa serve a ringraziarti per avermi trasmesso la passione per la ricerca e rivelato le tue tecniche quando mi hai chiesto di scrivere o dipingere il romanzo al posto tuo.

Mentre lavoravo, mi chiedevo come raccontare nella maniera più semplice la storia di un pittore; come rendere l’idea che alcune parole fossero dette, altre soltanto pensate e altre addirittura gridate. Come potevo dipingere le parole? (È questo che volevi insegnarmi, non è così?)

Pensavo spesso anche a quando, sulla porta, mi hai detto di narrare in maniera semplice. Ma io non sono come te; la ricerca della semplicità è la tua missione, non la mia. Spero tu possa capirmi e perdonarmi se questo libro sarà scritto con la tua testa ma con la mia mano.

E, un’ultima cosa: come diavolo ti è venuto in mente quella sera di chiedermi di scrivere una storia d’amore senza lasciarmi utilizzare la parola amore!