Erich Fromm: Avere o essere?

erich-frommDalla scelta che l’umanità farà tra questi due modi di esistere dipende la sua sopravvivenza. Occorre un cambiamento radicale nel cuore degli esseri umani, ma tale cambiamento è possibile soltanto nella misura in cui intervengano altri cambiamenti, economici e sociali, capaci di donare al nostro cuore la possibilità di cambiare e il coraggio, la voglia di realizzare il cambiamento.

[…] Per essere, intendiamo un’esistenza in cui non hai nulla, non desideri ardentemente avere qualcosa, ma sei felice, impieghi le tue facoltà in maniera produttiva, divieni uno con il mondo. […] Uno dei temi del Vecchio Testamento è il seguente: “Lascia tutto ciò che hai; liberati di tutte le tue costrizioni. Sii!”

[…] Consumare è una maniera di avere, forse la più significativa, nelle nostre società industriali e di opulenza. Il consumo ha delle caratteristiche ambigue: allevia l’angoscia perché ciò che abbiamo non può esserci tolto, ma ci spinge nello stesso tempo a consumare sempre di più, poiché tutto ciò che è già stato consumato perde rapidamente la sua proprietà di appagamento. I consumatori moderni si potrebbero identificare in questa formula: io sono = quello che ho. […] Forse il vero piacere non è quello di possedere dei beni materiali, ma possedere altri esseri umani! […] Avere è un’attitudine centrata sulla proprietà privata e sul profitto, provoca necessariamente il desiderio – per meglio dire, il bisogno – del potere. Al fine di esercitare la propria autorità su altri esseri umani, bisogna servirsi della forza. Per mantenere la proprietà privata dobbiamo servirci della forza, per proteggerla da coloro che vogliono impossessarsene perché, come noi, credono di non averne mai abbastanza; l’appetito di proprietà privata alimenta il desiderio di servirsi della violenza per rubare agli altri, più o meno apertamente. Secondo questa maniera di esistere fondata sull’avere, ognuno basa il proprio benessere sulla sua superiorità, sulla sua potenza e sulla sua capacità di conquistare, rubare o uccidere. Secondo la maniera di esistere fondata sull’essere, invece, il benessere si basa sull’amore, sulla condivisione e sul dono.

[…] Nonostante la sicurezza garantita dall’avere, la gente ammira coloro che hanno una visione diversa di ciò che è nuovo, coloro che intraprendono un nuovo cammino, coloro che hanno il coraggio di andare avanti. Nella mitologia questa maniera di esistere è rappresentata simbolicamente dall’eroe, Abramo, Mosè, Ulisse, Ercole… Gli eroi sono coloro che hanno il coraggio di lasciare ciò che hanno – la loro terra, la loro famiglia, i loro beni materiali – e partire, non senza timori, ma senza arrendersi alla paura. Se ammiriamo questi eroi è perché sentiamo profondamente che la loro maniera di vivere è quella che vorremmo avere… se potessimo, ma, visto che abbiamo paura, pensiamo che possa essere solo quella degli eroi. Questi diventano idoli, trasferiamo su di loro la nostra capacità di muoverci e rimaniamo fermi… perché “noi non siamo degli eroi”. Sembrerebbe che, nonostante desideriamo esserlo, sia una follia che va contro i nostri interessi. Ma non è assolutamente così. Le persone timorose, che perseguono l’avere, amano la sicurezza, ma vivono nell’insicurezza. Si adagiano su ciò che hanno: i soldi, il prestigio, in altre parole tutto ciò che è esterno. Ma che ne è di loro se perdono quello che hanno? Se io sono quello che ho, e lo perdo, allora io chi sono? Se sono ciò che sono e non ciò che posseggo, nessuno può minacciarmi né rubare la mia sicurezza e il mio sentimento di identità.

[Erich Fromm, Avoir ou être, Laffont, Parigi 1978]