Antonio Tabucchi: La signora con la gamba di legno

antonio-tabucchi-sostiene-pereiraPereira si accomodò in uno scompartimento dove c’era una signora che leggeva un libro. Era una signora bella, bionda, elegante, con una gamba di legno. Pereira si accomodò dalla parte del corridoio, visto che lei stava al finestrino, per non disturbarla, e notò che stava leggendo un libro di Thomas Mann in tedesco. Questo lo incuriosì, ma per il momento non disse niente, disse soltanto: buongiorno signora. Il treno si mosse alle undici e trenta, e pochi minuti dopo passò l’inserviente per fare le prenotazioni per il vagone ristorante. Pereira prenotò, sostiene, perché si sentiva lo stomaco in disordine e aveva bisogno di mangiare qualcosa. […]

Anche la signora con la gamba di legno prenotò per il vagone ristorante. Pereira notò che parlava un buon portoghese, con un lieve accento straniero. Questo aumentò la sua curiosità, sostiene, e gli dette il coraggio di fare il suo invito. Signora, disse, mi scusi, non vorrei sembrarle invadente, ma visto che siamo compagni di viaggio e che entrambi abbiamo prenotato il ristorante vorrei proporle di mangiare allo stesso tavolo, potremmo fare un po’ di conversazione e forse ci sentiremo meno soli, è malinconico mangiare da soli, specialmente in treno, permetta che mi presenti, sono il dottor Pereira, direttore della pagina culturale del “Lisboa”, un giornale del pomeriggio della capitale. La signora con la gamba di legno fece un largo sorriso e gli tese la mano. Piacere, disse, mi chiamo Ingebord Delgado, sono tedesca, ma di origine portoghese, sono tornata il Portogallo a ritrovare le mie radici.

L’inserviente passò agitando la campanella per chiamare per il pranzo. Pereira si alzò e cedette il passo alla signora Delgado. Non ebbe il coraggio di offrirle il braccio, sostiene, perché pensò che quel gesto poteva ferire una signora che aveva una gamba di legno.

[Antonio Tabucchi, Sostiene Pereira, Feltrinelli 1994, pp. 70-71]