Divagazioni sentimentali

laetitia d aremberg

Prima di continuare con queste note di viaggio, e sempre senza dimenticare che siamo qui per scrivere un saggio sulla felicità, dobbiamo rubare un paio di righe dalla vostra attenzione per ringraziare la redazione Lupo, la quale, come è noto a molti soprattutto nella nostra Italia del sud, ma anche nel resto del mondo, si dedica con passione alla difficile missione di una casa editrice vera, vale a dire, una che divulga cultura e che apprezza il bello in tutte le sue forme, e che, non dimentichiamolo, mi ha dato la possibilità materiale di fare quello che sto facendo.

Dopo questo doveroso ringraziamento, possiamo parlare della donna più bella del mondo, la contessa Laetitia D’Aremberg: facciamo finta per un momento che non esista internet e che per sapere di chi si tratta siate costretti a leggere quanto segue, ad ascoltare qualcuno che ve lo racconta, e rendiamo giustizia, giacché siamo in tema di riconoscimenti, all’antica arte di raccontare e a quella ben più complicata di saper ascoltare come si faceva una volta quando c’erano più camini e meno telefonini. Ammettiamo anche che ascoltare è più bello di raccontare perché mentre pensiamo a quali parole scegliere ci perdiamo il meglio della nostra storia, ma per ogni cosa purtroppo ci sono tanti lati positivi quanti negativi, ecco un’altra legge inoppugnabile della nostra piccola vita, piccola, badate bene, solo se la mettiamo al confronto con l’eternità che la precede, ma immensa mentre la viviamo, o la descriviamo.

Oggi nel centro di Montevideo sono arrivati i Gauchos. Si tratterebbe degli abitanti originari di queste terre, oggi scomparsi nei limiti dell’urbanizzazione ma ancora presenti appena si esce dalla città, tanto che c’è chi dice che il vero Uruguay è fatto di pascoli e gauchos, cavalli, odore di letame che normalmente ci farebbe pensare ai gabinetti o a cose delle quali è meglio non parlare poiché a quanto pare questi report si leggono anche a ora di pranzo. Plaza Independencia e Avenida 18 de Julio comunque erano piene di carri e cavalli, con le bardature tipiche, dalle facce dei cavalieri si intuiva che si trattava di gente di campo, dura, ruvida, con il coltello infilato nella cintura, noialtri ci sentivamo inutili con le nostre penne a scatto e i nostri giornali in mano, c’erano i fotografi di un paio di emittenti locali, una banda pronta per suonare le marce tipiche, le stesse che cantano i cosiddetti payadores, oggi quasi scomparsi, improvvisatori di tango e di amore.

Da una delle carrozze, la contessa D’Aremberg, ricca ereditiera di origini belghe trapiantata in Uruguay da tanti anni e proprietaria di metà del Paese – e questa volta mi piace scrivere Paese con la p maiuscola proprio per rendere omaggio alla grandezza di questa terra – mi saluta e mi parla in francese, la qual cosa, risveglia nel ventre una certa galanteria placata dalla lontananza dalla mia compagna ma sempre piacevole quando si tratta di apprezzare l’eleganza di una bella signora e ravvivare il suo sorriso come quando si getta acqua pulita su un fiore di geranio. Anche questa è una forma di felicità, bisogna pur ammettere che essere fedeli non ci obbliga a negare un sorriso o un complimento a una persona di una certa età, che, per ragioni diffuse tra gli uomini pigri, non ne riceverebbe alcuno.

Quindi ecco un consiglio che darei a chi vuole diffondere felicità o mettersi a dieta: regalate il cioccolatino che vi servono con il caffè, diffondete la felicità sulle labbra, annaffiando i sorrisi delle signore come se fossero gerani prima secchi e poi vivi e rossi, non sarà un caso che l’amore è rappresentato nei disegni dei bambini proprio con il colore rosso.

gauchos (2)La manifestazione, per tornare ai gauchos, era organizzata dalla Sociedad Criolla, fondata nel maggio 1894 per preservare la tradizione e rivalorizzare la figura del Gaucho, quello che in America del nord chiamano cowboy e che tutti conosciamo grazie ai film western americani, i quali, tanto per divagare ancora, non sarebbero stati gli stessi senza il genio di Sergio Leone e le musiche di Ennio Morricone.

In quanto alle fotografie in allegato, noterete che purtroppo non rendono molto bene l’odore forte dei campi e della vita reale che i gauchos si portavano addosso, un po’ perché molti di noi, meno fortunati, non lo hanno mai sentito e non saprebbero di cosa sto parlando e un po’ perché, come sempre, mentre si racconta qualcosa si rischia di commettere l’errore più comune in questi casi: dimenticarsene.

 [foto 1: Laetitia D’Aremberg; foto 2: ragazza gaucha]