Ernesto Sabato: Caro ragazzo

Allora, oltre al talento e al genio, ti occorreranno altri attributi spirituali: il coraggio per affermare la tua verità, la tenacia per andare avanti, una curiosa mescolanza di fede nelle cose che devi dire e di reiterata sfiducia nelle tue forze, una combinazione di modestia di fronte ai giganti e di insolenza di fronte agli imbecilli, un bisogno d’affetto e il coraggio di stare solo, per sfuggire alla tentazione ma anche al pericolo dei gruppetti, delle gallerie di specchi. In quei momenti ti aiuterà il ricordo di quelli che scrissero in solitudine: su una nave, come Melville; in una foresta, come Hemingway; in un paesino, come Faulkner. Se sei disposto a soffrire, a lacerarti, a sopportare la meschinità e la malevolenza, l’incomprensione e la stupidità, il rancore e l’infinita solitudine, allora, caro ragazzo, sei pronto a offrire la tua testimonianza. Però, e questo è il colmo, nessuno potrà garantirti il futuro, un futuro che in ogni caso sarà triste: se fallisci, perché il fallimento, sempre penoso, per l’artista è una vera tragedia; se hai successo, perché il successo è qualcosa di volgare, una somma di malintesi, un palpeggiamento; diventi quella schifezza che prende il nome di uomo pubblico, e a buon diritto un ragazzo, come sei stato tu stesso un tempo, potrà sputarti in faccia.

[Ernesto Sabato, L’angelo dell’abisso, Edizioni SUR 2012]