José Pepe Mujica: Profilo di un presidente molto ricco

San CarlosPubblicato su Mentelocale.it

Le vittorie più grandi che il mio Governo avrà ottenuto saranno: l’aver contribuito a far vivere meglio i cittadini uruguayani; il miglioramento della qualità di vita; la diminuzione della disoccupazione e delle disuguaglianze sociali. Il compito più importante dei governi sudamericani è lottare contro la povertà e la disuguaglianza diffondendo la cultura tra tutti i cittadini. (José Pepe Mujica)

Nel suo celebre trattato sulla felicità, Seneca scrisse che il povero non è colui che possiede poco, ma colui che desidera infinitamente di più. Una vita felice, secondo il filosofo greco, è quella vissuta in armonia con la nostra natura e scevri di beni materiali. Più ci carichiamo di cianfrusaglie, più sarà pesante il bagaglio che porteremo addosso durante il nostro viaggio. Un viaggio meraviglioso perché la felicità è molto più abbordabile di quanto crediamo, basta avere il coraggio di inseguirla e, se la inseguiamo senza grossi carichi sulle spalle, cammineremo sicuramente più spediti.

In Uruguay c’è un uomo che ha messo in pratica questa filosofia di vita e ha trovato la maniera di liberarsi del bagaglio di cose inutili per condurre una vita sobria. I Media di tutto il mondo non avrebbero parlato tanto di lui se non si trattasse del Presidente della Repubblica, José Mujica, un uomo che predica bene e razzola bene, fonte di ammirazione per le nuove generazioni, le quali necessitano, oggi più che mai, di un esempio per non cadere vittime dei tranelli tesi continuamente dagli ordigni tecnologici messi nelle loro mani già in tenera età da genitori troppo occupati o troppo irresponsabili. In quegli aggeggi, dice Mujica, troverete tutte le risposte, è vero, ma nessuno che vi insegni a formulare le domande. Il rischio, quindi, è di rispondere alle domande di qualcun altro credendo che siano le nostre.

Sono riuscito a incontrare il presidente il 20 aprile scorso, dopo una serie di peripezie che non interesseranno ai lettori, ma che – ve lo assicuro – non sono state esattamente una passeggiata… Nello stesso periodo, uno scrittore spagnolo molto rinomato è stato ricevuto ufficialmente al dodicesimo piano della Torre Ejecutiva, il palazzo presidenziale, e ha trascorso una magnifica settimana in compagnia del signor Presidente. Gli assessori che si occupano della folta agenda di Mujica hanno organizzato una visita presso la residenza estiva messa a disposizione dei capi di governo uruguaiani e argentini; lo scrittore molto rinomato ha visitato le località turistiche, Pocitos, Punta del Este, e ha soggiornato in un hotel quattro stelle di una nota catena internazionale, situato a pochi passi dall’Avenida commerciale, 18 de Julio. Ma i lettori curiosi scopriranno che i volti di Montevideo sono infiniti e non è facile smascherarli in pochi giorni.

Solo dopo diversi mesi trascorsi in Uruguay, infatti, ho avuto modo di conoscere i quartieri più poveri e di incontrare e intervistare molte persone, di diversi livelli culturali e sociali, riscontrando innanzitutto forti divisioni tra le varie categorie di cittadini: in Sud America, se sei povero, lo sei davvero, non ci sono poveri per capriccio, mi ha detto un’anziana signora in un bar del Barrio Palermo; anziana signora che si è presentata come l’antica vicina di casa della famiglia Topolansky, un cognome che vi tornerà utile tra poche righe.

Ho parlato più approfonditamente delle contraddizioni di questo Paese in un altro articolo; oggi ho deciso invece di descrivere meglio l’incontro con il Presidente, benché sia convinto che tale incontro sia stata soltanto la punta di un iceberg scoperto vivendo lì, tra la gente del Barrio Sud.

José Mujica è in carica come presidente della Repubblica Orientale dell’Uruguay. Il suo mandato – non rinnovabile – scade tra pochi mesi; è a capo di un Paese reduce da decenni di dittatura militare e diventato democratico soltanto nel 1985, grazie all’allora leader Sanguinetti. Centinaia di persone furono liberate dopo anni di prigionia e di torture di ogni sorta; leggi sull’impunità definite leggi de los dos diablos furono emanate per evitare vendette tra vittime e carnefici. Il patto era dimenticare, guardare avanti. Tra i prigionieri politici c’era anche José Mujica, il quale, in qualità di comandante di uno dei gruppi armati Tupamaru, fu rilasciato tre anni più tardi, dopo tredici anni di reclusione, dei quali sei in isolamento dentro un buco nel pavimento della prigione, nelle peggiori condizioni igieniche, sanitarie e umane. Racconto qualcosa sul suo passato – per chi non lo conoscesse già – per comprendere le sue scelte e la sua filosofia di vita; l’agognata serenità, finalmente condivisa con la sua signora, Lucia Topolansky. Anche lei ex Tupamaru e ex reclusa nei carceri militari, che, soprattutto per una donna, furono un vero e proprio incubo.

Ho incontrato José Mujica tra un appuntamento ufficiale e una riunione, grazie all’intercessione del ministero della Cultura e dell’Educazione. Esporre a Mujica il progetto dedicato ai giovani era la ragione per cui io ero lì; non sarei ritornato in Europa senza parlargli. La prima impressione che mi ha dato è stata quella di un uomo carismatico, consapevole di essere dov’era, ma non per questo pronto a dare alcuna parte del suo corpo in cambio di quella posizione. Impressione, quest’ultima, che ho quando guardo le faccette bianche di molti politici nostrani. José Mujica è consapevole di essere vivo, grato per ogni attimo della sua esistenza in Terra – come dovremmo essere tutti –, non ha guardie del corpo; quando va fuori per il pranzo, presso il Santa Caterina, una normale caffetteria in plaza España, porta con sé soltanto il suo chauffeur, talvolta la sua signora. Lucía Topolansky è attualmente senatrice e porta a casa lo stipendio più grande. Come è possibile, vi chiederete. Lo è perché Mujica cede il 90% del suo stipendio da presidente, circa 9.000 dollari al mese, per un programma a favore delle famiglie più bisognose, perlopiù ragazze madri senza lavoro. Un techo para todos si legge sui manifesti di Montevideo; e nel 2013 diverse decine di famiglie hanno usufruito di una nuova casa grazie a questa encomiabile iniziativa.

Appena scende dalla macchina, Mujica mette gli occhiali da sole, un modello economico, forse gli stessi da molti anni, secondo quanto mi rivela sottovoce il proprietario del locale, e viene verso il suo tavolo, sempre lo stesso da molti anni anche quello. Ha la camminata di un cantante rock, lenta e spavalda. La mia emozione è palese, gli tendo la mano e gli dico: già solo stringerle la mano mi basterebbe! Da dove vieni? mi chiede. Dalla Francia. E per così poco sei venuto fino a qui?! Così gli spiego che porto con me la gratitudine di tutti i giovani pensatori del paese della filosofia, Corigliano d’Otranto, e della Sindaco Ada Fiore, che mi ha sostenuto per intraprendere questo viaggio.

(Prima di continuare devo fare una precisazione e spiegare che il mio scopo era incontrarlo di persona, guardarlo negli occhi per trovare l’anima del protagonista del saggio sulla felicità che stavo scrivendo. So che molti di voi non mi crederanno; amici e colleghi mi hanno chiesto in ginocchio per quale ragione mi fossi ostinato a incontrare José Mujica nel Santa Caterina e non nel suo ufficio presentando una regolare domanda e mettendomi in fila come hanno fatto decine di giornalisti di tutto il mondo. E io ho spiegato loro che non sono un giornalista e che quello che cercavo non erano notizie, ma una storia.)

Mi siedo accanto a lui. Vedo la sua emozione ben camuffata dietro due occhietti piccoli e neri, come quelli delle rondini. Mujica è una rondine, è libero perché non ha accettato compromessi. Ha rischiato la vita pur di rimanere fedele ai propri ideali. E oggi non avrà il potere di imporre al suo popolo il suo stile di vita, sarei un folle, dice spesso, ma almeno può spiegare nei suoi discorsi che esiste anche quello e non soltanto il consumismo sfrenato che eccita la maggior parte di noi, soprattutto coloro che, abbandonati nella loro condizione di ignoranza, non sanno di avere altre scelte.

Sto bevendo un caffè in compagnia di un presidente della Repubblica; chiedo all’autista, un uomo magro con baffi folti e gialli, di immortalare questo momento perché non credo che mi ricapiterà tanto facilmente.

Quello che mi premeva dirgli era soprattutto che farò del mio meglio per diffondere il suo messaggio di sobrietà tra i giovani perché diventino in futuro politici e cittadini migliori di noi.

Questo libro è per lei, signor Presidente…

Seneca.

Lei deve conoscerlo bene. Non l’ho comprato apposta, era mio, ci sono ancora i segni della lettura, guardi.

Legge la dedica, che, se non ricordo male, diceva più o meno: a un uomo buono, che sta dando un grande esempio di umanità a tutti i giovani pensatori europei. Con immensa stima. Francesco.

Approfittiamo della telefonata della mia fidanzata per fare un po’ di battute sulle donne e sulla loro incredibile capacità di telefonare sempre nei momenti meno opportuni. Sta’ attento alle donne ragazzo… dice ridendo solo con gli occhi. Sembra che ogni più piccolo movimento del suo volto sia ponderato a lungo prima di essere compiuto. Ho visto la sua casa, le condizioni in cui vive, condizioni che in Europa definiremmo di povertà, ma il suo profilo è un profilo fiero di un uomo molto ricco. Perché forse quello che diceva Seneca non era una stupidaggine: ricchezza e povertà sono due concetti che chiunque si avventuri in Uruguay scoprirà essere molto relativi.

Poi ci abbracciamo. Lo chauffeur si accarezza i baffi, è abituato a questi incontri e al calore del suo superiore, e mi chiede: tutto qui? non dovevi fargli un’intervista o qualcosa del genere? No, rispondo e mi rivolgo al presidente, mi basta averla conosciuta, conserverò questa gioia e darò un volto e una voce al vecchio floricoltore, il protagonista del saggio sulla felicità.

Prima di salutarci, il presidente mi mette di nuovo una mano sulla spalla e mi dice: suerte viejo! Due parole che mi sono bastate per ritornare in Europa, dopo più di tre mesi di ricerche sudamericane, e scrivere pagine come questa che oggi ho regalato a voi.

[Leggi tutte le mie note di viaggio dall’Uruguay, pubblicate sul blog della Lupo Editore]