Bizzarrie del plagio letterario

MANOSCRITTI E PIANTACopiare da un altro autore in letteratura è permesso, anzi a volte è persino segno di umiltà, ma a due condizioni: citandolo e plasmando la sua parola al nuovo contesto. La cosa peggiore che si possa fare è rubare l’anima del romanzo di qualcun altro.

Qualche tempo fa, per esempio, un autore sconosciuto, sperando in una citazione in quarta di copertina, ha fatto avere le bozze del suo romanzo a un autore affermato, tramite la caporedattrice di una rivista letteraria su cui entrambi (nello stesso numero) avevano scritto, e gli ha chiesto di dare un’occhiata. Un autore di best sellers non avrà bisogno di rubare a uno come me, ha pensato l’autore sconosciuto. Ma a quanto pare si sbagliava.

Il suo romanzo stava per uscire, aveva già firmato un contratto, ma ha subìto dei ritardi tecnici, anche perché in quel periodo l’autore sconosciuto – il quale è uno che le storie le va a cercare e non le aspetta dietro alla scrivania – era nei cantegriles, in Uruguay, e la comunicazione con l’editore italiano era un po’ rallentata. Per cui il suo romanzo è stato pubblicato solo dopo sei mesi, ad agosto del 2014. Nel frattempo, l’autore affermato ha dato alle stampe un libro di poesie il cui titolo e la cui dissertazione introduttiva ruotavano attorno a una parola precisa, la bizzarria, la stessa parola chiave utilizzata nell’introduzione e nell’epilogo del romanzo scritto dall’autore sconosciuto, la parola su cui si fondava il senso della sua storia.

Può darsi che l’autore sconosciuto non gli abbia fatto leggere un inedito ma uno di prossima pubblicazione proprio perché in fondo temeva che l’autore affermato gli facesse uno scherzetto del genere deludendo tanti ragazzi e ragazze dotati di onestà intellettuale, giovani temerari che si affacciano su questo mondo ricco di insidie, pieni di idee feconde, di storie che scriveranno sempre con maggiore coscienza, e che avrebbero bisogno di modelli migliori, scrittori anziani di cui fidarsi e non da temere. O può darsi che sia soltanto una bizzarra coincidenza. L’autore affermato può rubare allo sconosciuto? Ai lettori – come sempre – spetterà giudicare.