«Per parlare ai giovani dell’importanza di essere liberi»


di Giusy Bruno

Frank Iodice ha scritto vari libri. I più recenti sono “Le api di ghiaccio” e il “Breve dialogo sulla felicità”. In “Api di ghiaccio” viene affrontato il tema della schizofrenia, con uno stile molto semplice e coinvolgente. […] Per quanto riguarda il “Breve dialogo sulla felicità”, Frank Iodice fonde degli estratti dei discorsi pubblici di José Pepe Mujica e del suo colloquio con lo stesso Mujica, con lo scopo di “parlare ai giovani dell’importanza di essere liberi con la speranza che un giorno diventino dei cittadini e politici migliori degli attuali”. Un libro che tratta temi filosofici, in particolare si concentra l’attenzione sulla domanda: Cos’è la Felicità?
Su questo tema riflettono i due protagonisti: un anziano floricoltore, di cui non si dirà il nome, e un giovane barista di cui in seguito verrà svelato il nome. Il tutto avviene una domenica pomeriggio, in un bar alle spalle di Plaza Independencia, dove lavora il giovane. L’anziano floricoltore, dopo aver percorso un bel po’ di strada dalla Biblioteca Nazionale alla piazza, trova questo bar ed entra sedendosi a un tavolino già apparecchiato, vicino a un pianoforte impolverato. Si scoprirà che l’anziano floricoltore è già stato in quel bar quando era giovane e che, insieme ai suoi amici, ha intonato tante canzoni suonando quel pianoforte. Dopo aver ordinato da bere, inizia a guardarsi le mani; mani che dimostrano una strana consapevolezza di sé . Si accorge che sono sottili e senza pelle, mani di chi ha compiuto lo stesso lavoro per tanti anni e non ha intenzione di smettere. Il ragazzo dietro al bancone lo scruta fischiettando, mentre le cameriere scrutano l’anziano vedendolo più come un bambino che come un uomo: suscita in loro l’istinto materno. Ma all’anziano signore non importa ciò che la gente pensa di lui, continua a guardarsi le mani che, lentamente, ha appoggiato su un quaderno che porta con sé.
Originario di quella città, ha viaggiato tantissimo per inseguire le sue passioni. Il lavoro è stato gratificante per lui, ma rincorrere la sua passione per la vita lo è stato di più, si è saputo accontentare del minimo di stipendio e ciò non gli importava perchè era ciò che lui voleva e che lo rendeva felice… Stando via, ha osservato il mondo e gli uomini, poi è passato in biblioteca per cercarli nei libri, ma si è dimenticato che di domenica la biblioteca è chiusa. Poi senza rivolgersi a un interlocutore preciso, inizia a parlare di sé dicendo che è appena tornato da un lungo viaggio e che è molto stanco.
Il barista dopo avergli servito un paio di volte il caffè, si siede al tavolo con lui, sperando che almeno lui possa rispondere alla domanda che da sempre lo assilla: che cos’è la felicità? Inizia a porre domande a cui l’anziano signore risponde con teorie prettamente filosofiche. Il barman gli chiede da quanto tempo è via e cosa ha fatto in questo periodo. Il floricoltore risponde che è stato via per quasi tredici anni, durante i quali ha imparato a parlare con le formiche, perché loro non amano la solitudine e dicono sempre la verità. Poi fa riferimento all’uomo, dicendo che è un animale da compagnia e che non ama la solitudine. Quindi vede l’uomo come un animale sociale e lo paragona al cane: così come il cane ha bisogno del suo padrone per essere felice, anche l’uomo ha bisogno di stare in società e in compagnia. Il ragazzo pensa che il vecchio non possa fare come mestiere il floricoltore, poiché sa molte cose; sembra che conosca dei segreti. Pensa ad alta voce e si chiede cosa siano in realtà i segreti. Il floricoltore gli risponde che i segreti sono quelle cose che rendono gli uomini e le donne vivi, con un passato da raccontare.
Il tema principale che si sviluppa in questa prima parte è quello del tempo; tempo che è prezioso, da non sprecare. Il ragazzo si chiede allora se un giorno ne parlerà anche lui così. Il vecchio gli risponde che per parlare in quel modo del tempo, dovrà vivere una vita piena di fallimenti e di dolore. Il ragazzo però afferma che lui non crede nel dolore, poiché la gente del suo paesino ci convive talmente bene che ormai non si può più riconoscere.
S’inizia ad affrontare il tema della felicità: viene introdotto dal vecchio che dice che per essere felici bisogna fare ciò che ci piace, anche se è pericoloso.
Poi si passa alla politica: il vecchio dice che ha a che fare con la polis, e dice che far politica significa lottare affinché la gente viva meglio, ma ciò non significa che bisogna avere più cose materiali, significa essere più felici, e per essere felici occorre avere tempo. Lo sguardo del floricoltore si posa sull’orologio d’oro del ragazzo, sugli occhiali da sole, sul motorino e dice che se lui si occupa solo di quelle cose materiali, perderà tempo; quello stesso tempo che ha impiegato per guadagnare i soldi che gli sono serviti per comprare quelle cose che in un primo momento l’hanno reso felice, ma che poi l’hanno portato di nuovo a uno stato d’infelicità.
C’è un passaggio in cui l’anziano pensa a sua moglie, un pò più giovane di lui, la quale gli è rimasta accanto perseguendo le sue stesse idee. Pensa al loro amore che è cresciuto tra gli spari e le patate: gli spari sono serviti per andare avanti nella vita e continuare a lottare di fronte alle difficoltà, mentre le patate a non patire la fame. Nello stesso momento il ragazzo ripensa alla madre, che gli ha trovato quel lavoro, e ai suoi consigli.
È domenica pomeriggio e nel bar entra la gente che si gode il giorno libero. Un signore entra e chiede alle cameriere se il politico (riferito al floricoltore) è ancora lì. A questa domanda risponde direttamente il vecchio, affermando che i politici non hanno mai parlato né di felicità né di solitudine. Poi continua dicendo che la solitudine è il flagello delle grandi città. Da qui, parte una riflessione sul lavoro: il floricoltore dice che un tempo lui e i suoi compagni hanno lottato per lavorare otto ore al giorno. Ma quando si sono resi conto che il lavoro non era tutto nella vita, hanno fatto una nuova lotta per portare l’orario di lavoro da otto a sei ore. Continua dicendo che ora gli uomini lavorano di più solo per guadagnare di più al fine di potersi comprare la macchina nuova, ultimo modello, credendo che questa sia la felicità. Ma una volta che hanno pagato una montagna di cambiali, si rendono conto che quella non è la felicità, ma è troppo tardi poiché nel frattempo sono diventati vecchi. Il ragazzo afferma che anche lui lavora sei ore al giorno e che sua madre non è della stessa opinione. Infatti sua madre dice che il lavoro più ce n’è e meglio è. Il vecchio dice che quel bisogno di avere sempre di più è una particolare malattia che colpisce gli uomini. Di ciò ne hanno parlato anche i filosofi come Epicuro e Seneca.
Il dialogo continua, il ragazzo chiede al vecchio dov’è stato in tutto quel tempo per conoscere bene anche Seneca e Epicuro. Il vecchio gli risponde che è stato in prigione e che chi l’aveva rinchiuso sceglieva ciò che lui doveva leggere. È stato allora che si è appassionato alle teorie di Seneca, soprattutto alla teoria sulla felicità. Seneca diceva che ” la felicità non è una condizione dell’essere umano ma la sua più grande passione” e che alla base di una vita felice ci dev’essere una vita fedele. Il barman chiede, dunque, al vecchio se lui è stato sempre fedele e il vecchio annuisce. Poi si chiede cosa serva per essere felice e il vecchio gli risponde che non esiste una lista di cose obbligatorie, ma ne esistono infinite e variano a seconda del singolo individuo.
Il dialogo continua fino alla fine dell’orario di lavoro del ragazzo, il quale decide di accompagnare il floricoltore a casa. Si avviano per prendere l’omnibus, e percorrendo la strada che porta alla fermata, passano davanti a un locale dove si balla il tango e dove il ragazzo riconosce Cecilia Varela che sta ballando con un altro; è pervaso da un senso di gelosia che fa sorridere il vecchio.
Salgono entrambi sull’omnibus e, una volta arrivati nel quartiere del Cerro… […]

[Il Breve dialogo sulla felicità è distribuito gratuitamente nelle scuole italiane. La versione in spagnolo è stata pubblicata sulla rivista ufficiale della Biblioteca Nazionale di Montevideo, nel numero di maggio 2014]

[Leggi tutte le mie note di viaggio dall’Uruguay, pubblicate sul blog della Lupo Editore]