Charlie Hebdo e la libertà di parola

Charlie HebdoNice, domenica 11 gennaio. La folla si è riunita a place Garibaldi, hanno marciato in migliaia sulla Promenade, sono arrivate persone da tutta la regione per manifestare la loro solidarietà per Charlie Hebdo. I giornali si occuperanno di descrivere l’attentato nei dettagli e seguire la notizia nel suo evolversi: si tratta di un avvenimento che prenderà dimensioni storiche. Le marce che si sono svolte oggi in tutto il Paese sono le più grandi dopo quella della Liberazione di Parigi. In questo spazietto, giacché la parola e, soprattutto, la libertà di parola, rappresenta anche il mio mondo, io ci tengo giusto a dire che dodici persone libere hanno perso la vita, vittime della follia omicida di chi, purtroppo, non ha capito di essere nato libero e ha preferito eseguire gli ordini dei suoi “santi” immaginari. E questi “santi”, francamente, non sono mai serviti a nulla, in nessuna religione… La mia opinione sulla follia – al di là di tutte le questioni politiche e religiose – che c’è alla base di un atto così crudele? L’amore per se stessi e per l’essere umano è l’unica vera arma contro questi atti medievali; l’amore non può dipendere dalle bandiere né dalle guide michelin a firma Gesù o Maometto, ma dovrebbe essere il motore scatenante per ognuno di noi. Altrimenti, come possiamo diventare persone migliori?