Vademecum per l’autore squattrinato costretto a fare il guardiano in hotel

Maurice Sachs_Il SabbaL’industria alberghiera non è un’attività come le altre. In quel settore non si vendono oggetti, ma vita. Il cliente, quando ti passa davanti, non lascia altra traccia che un sorriso o una smorfia. Ma giorno dopo giorno, senza volere, ti confida quasi interamente la sua intimità. E quella città in miniatura che è un albergo non ha niente di meglio, per distrarsi, che spulciare nella vita dei suoi abitanti. Da come il turista sceglie la camera e ne discute il prezzo, si capisce chi è: ricco, avaro, in rovina, imbroglione, un tipo burbero o un banchiere sicuro di sé. Il modulo che gli fai compilare per la prefettura di polizia ti dice la sua età, la sua situazione familiare, la sua destinazione; il passaporto che deve esibire ti racconta i suoi itinerari. Il menù che ordina ti svela i suoi gusti o le sue malattie, e le mance che elargisce il suo modo di considerare gli altri. Se è sposato, ci vuole poco a intuire come va la sua vita di coppia; se non lo è, quali sono le sue inclinazioni sessuali. Uno che va in un albergo, lontano dal suo solito ambiente, prova una sorta di libertà interiore, e non ha grandi inibizioni. L’impiegato lo vede a nudo. In due anni di questo mestiere ho imparato molto sul comportamento umano. Ho visto maniaci, depravati, virtuosi, collerici, mansueti, avari, prodighi; ho osservato la vanità e la follia, spaventose aberrazioni, virtù stupende, modi di fare squisiti, abiezioni quasi incredibili.

[Maurice Sachs, Il Sabba, Adelphi 2011, p. 100]

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