Care ragazze

Scott RohlfsIn questa città le bambine vanno in giro con il reggiseno di fuori, per mostrare a tutti che sono già grandi. Sulle porte di vetro dei palazzi ci sono dei bollini rossi, messi apposta per non fartici sbattere la faccia. Stamattina, un gruppo di ragazze camminava sul lungomare sudando e lamentandosi, alla ricerca di un posto all’ombra. Poi ho scoperto che in realtà stavano cercando il sole. Lo so che rischio di farmi venire un collasso, o di prendere un’insolazione, dicevano, ma guarda le mie gambe!, sono bianche come il latte.

Io mi sono trovato una panchina libera nel parco, era pieno di clochard appena svegli, ognuno re della sua panchina, di fronte al mare pieno di ragazze che si abbronzavano le gambe. Davanti ai nostri occhietti innocenti passavano anche signore attempate e vecchi bavosi con i costumi elasticizzati; ragazzini presuntuosi che non chiedono più consigli agli adulti; adolescenti impotenti per colpa delle radiazioni e dei filmati pornografici che guardano su Internet e che non lasciano più spazio alla loro fantasia; professionisti in carriera che sudavano come porci perché qualcuno più in alto nella loro catena alimentare li ha costretti a portare la giacca e la cravatta anche d’estate; e genitori stressati, ossessionati dai soldi e dalla loro incapacità di accumularne di più e di più e di più… E quasi tutti si facevano le foto da soli, non avevano bisogno di chiedere ai passanti, come si faceva tanto tempo fa, erano tutti eccitati per questi bastoncini allungabili, sulla punta ci mettevano i telefonini, e se il loro bastone era più lungo degli altri ridevano più forte e la foto veniva meglio.

A un certo punto mi è venuta fame e ho comprato il pan bagnat più grande che avessi mai visto in vita mia, ne ho mangiato metà, il resto l’ho offerto al mio amico clochard, il quale, gentilmente, ha rifiutato. Poi mi sono messo in testa di farmi venire i muscoli e ho fatto trenta flessioni sulla mia panchina, quelle facili, con le mani su e i piedi giù, riproponendomi di passare a quelle difficili, con i piedi su e le mani giù, la prossima volta. E poi mi è venuta voglia di andare in bici e con una bella bicicletta con il cestello e il campanello ho superato tre paesi, ho visto famiglie intere litigare perché non sapevano dimostrare il loro affetto, altre ragazze che si aggiustavano di continuo la minigonna, anche se l’avevano indossata perché avevano una voglia matta di mostrare le gambe, doveva essere stato difficile farle abbronzare così.  Se passavi loro davanti e le guardavi, si arrabbiavano, e se non le guardavi si arrabbiavano lo stesso.

I gabbiani, quei figli di puttana, volavano bassi con tutta la pesantezza della loro arroganza nel mondo.

Poi ho scritto un articolo approfondito di alto contenuto sociologico, s’intitolava Care ragazze non andate in giro in topless, ma era troppo lungo e sembrava un invito puritano a farsi suore o a mettersi il burqa, il contrario di quello che volevo dire, così l’ho intitolato soltanto Care ragazze.

[illustrazione: Scott Rohlfs]