I quattro padri dell’amore

(I protagonisti di questa storia, come si suol dire in questi casi, non sono realmente esistiti.)

Era il Natale del 1983, padre Paul rimescolava le parole del suo sermone come se fossero chicchi di caffè in Brasile o castagne raccolte in montagna. Era il parroco della chiesa del porto da quando padre Jacques se n’era andato in pensione nella sua villa a Malibu.
Paul raccolse i cestelli delle offerte dopo aver congedato i fedeli sulla porta e si ritirò in sagrestia, dove madre Agnès lo stava aspettando con le mani appoggiate a un tavolo d’oro e la testa luccicante come l’acqua del mare sotto la luna piena.
Paul lasciò cadere le monetine, che si infransero nel silenzio della chiesa, suonando a lungo, anche dopo essersi fermate; si infilò le banconote nella tasca e sentì il potere che sentono gli uomini quando hanno le tasche piene. Agnès inclinò la testa all’indietro, il suo costume brillante non era allacciato; le forme corpose della sua figura si muovevano sotto la stoffa setosa emanando un dolce profumo di onde spumose. Mentre Paul chiudeva la porta laccata di smalto e resina, profumata di boschi selvaggi, suonò il telefono; Agnès sbuffò.
Emanuele DascanioPadre Jacques, in interurbana da Malibu, voleva informarsi sugli affari lasciati in Europa nelle mani del suo confratello. Paul elencò le belle notizie e le brutte notizie. I chioschi coi souvenir nella piazza davanti alla chiesa volevano trattare sull’affitto mensile, ma secondo gli informatori le vendite andavano bene; l’introduzione dei santi-salvadanaio era stata molto fruttuosa, ne avevano fatti produrre diecimila in una delle loro fabbriche nelle Filippine, e ne avevano appena ordinati altri diecimila. L’ordine era ancora caldo, per metà infilato nel fax che tremava sotto la trepidazione di Agnès, ancora appoggiata a quel tavolo. Inoltre, qualche sera prima della cerimonia appena svolta, padre Paul e padre André, il suo aiutante, avevano studiato il sistema migliore per gestire le richieste sempre più insistenti dei mendicanti del porto. Secondo i fedeli, bisognava mettere su una nuova cappella per i poveri perché, sebbene puzzassero, anche loro meritavano la santa messa. Paul e André, collaboratori da molti anni e ideatori delle migliori trovate commerciali in campo religioso, non ascoltarono quelle richieste, anzi, sottovalutarono i loro clienti e continuarono a spremerli finché possibile.
Paul era alto e magro, molto attraente. E Agnès – sempre davanti al suo tavolo dorato ad aspettare che quella telefonata spirasse – lo ammirava con una saccente complicità.
André era nell’ufficio marketing a bere un caffè americano mentre Paul sbatteva la cornetta nell’aria per uccidere il vecchio Jacques a Malibu. Le persone anziane sembrano organizzate per rubare il tempo a quelle giovani; ogni volta che Jacques telefonava alla chiesa del porto, Agnès si appoggiava contro il tavolo e si metteva l’anima in pace. Paul le mandò un bacio che non fu ricambiato. Soltanto una donna poteva essere così spietata; era forse colpa sua se quella telefonata stava diventando una confessione?!
La chiesa del porto era la più antica della città, e anche la più ricca. Le famiglie ricche che andavano alla messa erano noiose, leggevano riviste glamour e non parlavano mai tra di loro.
Da una settimana André e Paul avevano ideato la Dama che piange. Era l’ultimo ritrovato a quei tempi; avrebbe dato inizio alla nuova epoca della fedeltà in quel decennio che poteva essere l’ultimo o il primo, una nuova fase del rapporto d’amore tra l’Uomo e Dio. La Dama che piange era azionata dal calore sviluppato nella sala: appena i fedeli superavano un certo numero, la prima goccia veniva fuori dalle guance. Paul aveva usato lo smalto rosso di Agnès per colorare l’acqua nel serbatoio, nascosto sotto il lungo mantello nero.
Agnès era magra, ma la natura le aveva donato dei grossi seni dissacranti, una vergogna per il mestiere che faceva, tanto che si era sempre inventata delle scuse ogni volta che arrivava la bella stagione e le altre suore andavano a fare il bagno nell’acqua park della chiesa con tutti gli orfanelli. Gli orfanelli erano i figli dei ricchi, gente che pagava per avere un po’ di pace e mandare i bambini dalle suore della chiesa; si diceva che le suore della chiesa erano dolci e pazienti.
Il vecchio Jacques, dall’America, immerso in una vasca idromassaggio dorata che gli ricordava il suo tavolo della sagrestia, insisteva con le raccomandazioni. Se i fedeli avessero scoperto la loro organizzazione, lui sarebbe dovuto tornare in Europa, e il freddo dell’Europa era qualcosa che Jacques non aveva mai tollerato. Adesso che si era immerso nella sua bella vasca a Malibu, non capiva come mai Paul andasse così di fretta.
«Hai qualcosa da nascondermi fratello?, sei forse triste e per questo indugi nel dirmi addio?»
«Agnès, cara, Jacques mi chiede che cosa significhi un addio. Sono gli addii, infine, che ci fanno imparare ad amare?»
«Più o meno,» rispose la bella Agnès, «di’ lui che si tratta di un reciproco scambio di lezioni».
Agnès era bella come un albero di notte; Paul la guardò con l’impazienza della rana sulla foglia dello stagno, parlò ancora con Jacques, sperò che entrasse anche André, così avrebbe passato la cornetta a lui. Non osava mettere giù per non guastare l’armonia instaurata tra loro quattro: erano i quattro padri dell’amore, i fedeli li avevano chiamati così; loro davano i nomi che preferivano, sentendo solitudine e redenzione nascere nei loro cuori pieni di spine benedette.
La Dama che piange quella settimana aveva pianto abbastanza da attirare autobus da mezza Europa. I fedeli accorsero in molti, gli hotel convenzionati con la chiesa erano in overbooking; le prenotazioni si moltiplicarono sui banchi delle reception come funghi senza pioggia.
Paul e André avevano deciso di fare i preti perché non gli era mai piaciuto andare a lavorare la mattina presto assieme a quelli del loro quartiere. Vivevano sulle colline, Paul faceva il portiere in una fabbrica a Lingostière; si alzava alle cinque e mezza e prendeva l’autobus delle sei. Ogni mattina alle sei c’era sempre la stessa gente alla fermata, si conoscevano e si salutavano scambiandosi un bacetto: erano gli amici della fermata delle sei del mattino. Si scambiavano anche i commenti sui loro brividi. In quel periodo Paul era tristissimo; si era spremuto la testa per trovare una soluzione altrimenti sarebbe impazzito. Ogni mattina organizzava i suoi appunti per quando sarebbe diventato prete; le sue pagine erano gialle, vi si rifletteva la luce degli autobus. Durante il tragitto per la fabbrica, poi, tremava tutto e faceva fatica a scrivere. La sua sola consolazione era che quegli appunti fossero benedetti e che prima o poi una bella Agnès li avrebbe letti.
Una mattina Paul sentì le sue dita strusciare in silenzio sulla faccia; il profondo rumore del frigorifero che gli aveva fatto compagnia durante la notte era più tenue. Camminò lungo il boulevard lottando contro le assordanti spazzole che aspiravano il lerciume dal marciapiede; quel turbinio di aria sporca lo fece svegliare. Accanto alla fermata dell’autobus c’era una casa in costruzione; la pioggia di quella settimana aveva divelto alcune impalcature, le quali adesso penzolavano come mutandine sporche, e per terra si era creata una pozza di acqua grigia, mista al cemento. Paul stava guardando il camion che incrociava ogni mattina, ipnotizzato dalle spazzole arancioni che ruotavano in senso orario e antiorario, quando si accorse di aver messo un piede nel fango. Si sedette sulla sedia del bar, — a Paul piaceva sedersi su quella sedia perché il bar a quell’ora era ancora chiuso — sentì il freddo della mattina bagnata passargli attraverso la stoffa sottile dei pantaloni e tirò un altro respiro; si ripulì con le dita i bordi della scarpa per evitare che il cemento si seccasse. Approfittò che fosse ancora fango e, strofinandosi le mani, sorrise dandosi il buongiorno. Quella mattina davanti alle Assurances Générale, seduto sulla sedia di un bar chiuso, Paul aveva deciso di diventare prete.
André, prima di prendere i voti, viveva su per le colline; era il primo di una famiglia numerosa, lavorava su un camioncino viola e faceva centinaia di chilometri ogni giorno. La sua casa era su due livelli a picco sulla vallata che si vede dal ponte dell’autostrada; la casa era quasi finita quando se ne andò in convento, mancava soltanto il pavimento della terrazza e le scale esterne. Al primo piano vivevano i suoi genitori e al secondo lui con la sua fidanzata; i piani si contavano al contrario perché l’ingresso era al di sotto del livello della strada. La sua ragazza era piccola e geniale, e molto premurosa perché rispondeva sempre al posto suo e qualche volta correggeva i suoi ricordi. Nella sala da pranzo avevano appeso al lampadario una bella striscia impregnata di miele sulla quale c’erano incollate decine di mosche morte. Il giorno in cui Paul andò a prenderlo per portarlo in convento, gli vennero i brividi.
La telefonata con Jacques, intanto, prendeva diverse pieghe:
«Dovete cambiare attrazione fratelli; la Dama che piange non andrà di moda ancora a lungo. I fedeli si annoiano facilmente e bisogna tenere viva la loro attenzione».
L’esperienza di Jacques in fatto di attrazioni era ammirevole; Paul stava quasi dimenticando il tavolo dorato con l’ordine per i souvenir dalle Filippine e la veste smessa di Agnès.
«Che cosa dovrei fare fratello? Abbiamo prenotazioni per i prossimi sei mesi; André dice che diventeremo ricchi».
«Ma siete già ricchi; non è forse la ricchezza a dare sollievo ai vostri cuori pieni di spine?»
«Potremmo fingere di conoscere Dio e parlare con lui ogni ventidue del mese; ho sentito che in Iugoslavia va molto di moda».
Era stata una fedele spagnola di nome Minetti, di Granada — una signora che sorrideva sempre e che quando andava in chiesa non metteva gli occhiali da vista perché diceva che le era tornata la vista, — a parlare con Paul dopo la messa e raccontargli che i loro colleghi slavi erano molto più avanti perché parlavano con Dio ogni ventidue del mese.
«Lascia stare i colleghi slavi, Paul. Costoro non hanno classe. Quanto a lungo potranno continuare a parlare con lui? Esiste un regolamento sul Business Religioso Internazionale. Te ne eri forse dimenticato?»
«No, certo che no! Ma dobbiamo anticipare le mosse dei competitori, altrimenti i fedeli si annoieranno e resteremo qui da soli».
Agnès sospirò e disse qualcosa a bassa voce.
Senza coprirsi poi più di tanto, la fluttuosa madre Agnès si infilò nella porta della sagrestia e si godette il silenzio dei corridoi privi di preghiera; era una bella monaca luccicante che sfilava via verso l’ufficio marketing. Paul maledisse il telefono e pregò qualcuno da qualche parte affinché potesse raggiungerla al più presto; provava l’angosciante sensazione di impotenza che provano gli uomini quando non possono mettere giù la cornetta.
La loro chiesa era piccola, ma ci si poteva perdere e soprattutto ci si poteva nascondere molto bene. La Dama che piange incominciò a ridere, era afflitta ma divertita mentre la solidarietà femminile le entrava nelle vesti e le accarezzava i seni. Anche i seni di Agnès erano pronti per le carezze e i baci di qualcuno che poteva essere Paul.
Con un gesto annoiato, Paul diede un’occhiata alle bollette dell’EDF e si lamentò per lo spreco di elettricità da quando avevano deciso di introdurre le insegne luminose sulla facciata, per attirare i poveri del porto come le lucciole. I fedeli, mossi dalla loro carità cristiana, avevano aumentato le visite alla chiesa per portare da mangiare ai mendicanti, radunati sul retro per la maggior parte del tempo. A volte Agnès preparava grandi pentole di pasta e fagioli, un piatto introdotto da un prete italiano che gli aveva impartito una serie di lezioni di Religious Management e poi era ripartito per Roma. La pasta preparata da Agnès era talmente buona che Paul e André si erano messi in fila con i poveri per averne un piatto. I fornitori consegnavano al porto sacchi di fagioli, quintali di pasta fresca italiana e olio d’oliva. La maggior parte dei prodotti finiva al mercato di Libération assieme ai souvenir filippini; quel poco che rimaneva finiva nelle pance dei mendicanti ubriachi di fame e di freddo.
D’un tratto Paul sentì un rumore provenire dall’ufficio marketing e capì che André era ancora lì nonostante l’ora. Poi si accorse che Agnès non era ancora tornata in sagrestia; era scivolata via con le sue vesti dissacranti che le lasciavano scoperti i seni e non era più rientrata.
«Devo lasciarti Jacques; parleremo un’altra volta delle bancarelle per Natale».
«Dove vai così di fretta figliolo?, sei forse in collera perché André mi ha chiesto di discutere con te su tutti gli aspetti carenti della nostra organizzazione?»
«No!» rispose Paul, «so io perché sono in collera con quel maledetto…»
I seni di Agnès erano finalmente amati e accarezzati come due orfanelli senza genitori. Il conforto era uno dei doni che le mani di André avevano ricevuto quando era entrato in quella chiesa. Le vesti di Agnès scivolarono via per la prima volta quel giorno e la scrivania dell’ufficio marketing sbatté forte contro la parete risvegliando la loro devozione per un Dio corretto e caritatevole, per i secoli dei secoli.

[pubblicato sulla rivista Sìlarus e nella raccolta La fabbrica delle ragazze]

[illustrazione di Emanuele Dascanio]