Ai miei datori di lavoro

Nella mia vita ho cambiato un centinaio di lavori, ho fatto il lavapiatti, il facchino, il cartello umano, il coordinatore di volo, sono stato allievo ufficiale sulle navi da crociera e sui traghetti, e, il più bello di tutti: il guardiano notturno, un mestiere che mi ha permesso di osservare indisturbato la realtà e i suoi segreti, nascosto dietro a un bancone per ore e ore, e di non prendere parte a quelle stupide guerre che gli altri, di giorno, combattono tra di loro per comandarsi a vicenda. All’inizio è stato divertente, ogni nuova esperienza diventava materiale utile per i miei libri, poi, a mano a mano che passavano gli anni, è diventato frustrante e ho iniziato a soffrire di un dolore cronico al collo e alla schiena; i medici dicono che si tratta di ernia cervicale, io sono convinto che dipenda tutto dalla testa. Comunque, nei miei primi posti di lavoro, provavo a raccontare ai colleghi e ai capiufficio che in realtà io ero uno scrittore e che ero lì per caso, alla ricerca di dettagli reali di cui mi nutrivo per creare storie, ma da quando ho scoperto che quei figli di puttana si approfittavano della mia onestà per insultarmi alle spalle e raccontare in giro che non sarei mai diventato nulla, ci ho rinunciato, ho capito che non valeva la pena essere onesti, soprattutto perché, a pensarci bene, i miei soli datori di lavoro siete voi.