La creazione di un personaggio

Naoto Hattori

La creazione di un personaggio immaginario, detta anche caratterizzazione, è uno dei processi più difficili da spiegare quando si parla di letteratura. Come per ogni cosa a questo mondo, è stupido che tu provi a fare una lista di regole per spiegare come funziona la creazione di un personaggio, perché, che tu ci creda o no, qualsiasi regola cerchi di applicare al processo creativo, è pressoché inutile. E lo è per due ragioni fondamentali: la prima, non puoi trasformare una “creazione” in una “costruzione”; la seconda, se anche decidessi di costruire anziché creare, il risultato potrebbe essere accettabile, ma più probabilmente sarà pessimo, a meno che tu non abbia fortuna, perché il tuo protagonista potrebbe ricordare quello di un romanzo già noto, o a meno che tu non sia uno di quegli sporchi raccomandati, che anche in questo settore non mancano.

I protagonisti di molti romanzi contemporanei si somigliano, perché vengono creati seguendo delle regole, studiando il target di lettori ai quali il libro è indirizzato, o persino scegliendo i nomi usando le parole più cliccate su Google. Ma tu non lasciarti influenzare, sii testardo, non dare ascolto a nessuno, neanche a me. Usa le mie parole soltanto per confrontarle con quelle degli altri. Se hai personalità, sarai capace di creare un’altra personalità, di “caratterizzare” un personaggio.

Perché dico che creare un personaggio è diverso da costruirlo? Sembrerebbe una contraddizione, giacché anche quando ti sembra di inventare una faccia o una maniera di parlare, in realtà stai ricostruendo inconsciamente tutto il materiale sparso nella tua testa. Le teste sono piene di facce e di voci. Ma si tratta di un processo inconscio, un lavoro della mente, che dovrai stimolare ogni giorno con l’esercizio, la costanza e il (tuo) metodo.

Esistono diagrammi per rendere un personaggio credibile; puoi fare delle liste, per esempio, per ricordarti quante volte ha detto una certa parola; oppure, quanto e come lo hai descritto e se è il caso di aggiungere altri dettagli o lasciare spazio all’immaginazione. Ma non ci sono liste abbastanza lunghe per ricordarti tutto quello che hai messo nel tuo romanzo, a meno che tu non voglia scrivere un secondo libro con le annotazioni sul primo, cosa che, comunque, hanno fatto in molti.

Chi scrive romanzi è – o dovrebbe essere – un “creatore di parole” e per assurdo non è la persona più adatta a spiegare come si fa. Forse è meglio che se ne occupino i “tecnici della parola”, gli editor, i traduttori, gli agenti e i critici letterari, i librai e gli psicologi, che sanno analizzare molto meglio di te questi processi inconsci e soprattutto possono farlo in maniera più obiettiva.

Il fatto è che, più passa il tempo, più ho l’impressione che tutti vogliano sapere tutto!, dando una spiegazione logica e razionale a un lavoro illogico e irrazionale; illogico, perché nella maggior parte dei casi non ti assicurerà una stabilità economica; e irrazionale perché, qualsiasi cosa ti raccontino gli altri autori, compreso quelli che misurano con il goniometro tutto quello che scrivono, prima o poi arriverà anche per te un momento in cui ti ritroverai da solo con una pagina bianca davanti, e, in quel momento, in maniera più o meno controllata, dovrai tirare fuori le palle, e creare. Se speri che le tue parole siano il frutto di uno schema o di equazioni sofisticate, allora hai sbagliato mestiere, avresti dovuto fare il matematico. E, se pure lo fossero, sarebbero parole false, false come quelli che – talvolta in cambio di soldi – ti hanno insegnato a scrivere così.

Un personaggio si differenzia da una persona reale innanzitutto perché è immortale. Se poi ha qualche caratteristica particolare, le gambe storte, la barba rossa, tutti e due gli occhi di vetro, o se è stonato, se fa cose strane, parla in dialetto, dice parolacce o ha un raro tic alle labbra e manda baci alla gente, o sostituisce le esse con le zeta, allora – e questo è il colmo – sarà più veritiero. Cerca di fargli vivere esperienze che hai vissuto anche tu, almeno saprai come parlarne senza inventarle. Inventare, dopotutto, non serve a nulla se non conosci già ciò che stai inventando. Ma come posso conoscere qualcosa che ancora non esiste?, ti chiederai. A volte, un’emozione forte, che tu hai provato, può trasformarsi in un’altra emozione, che proverà un personaggio, anche se queste due emozioni sono legate a esperienze differenti. Jack London diceva che narrare vuol dire vivere, vivere tutto e intensamente, prima ancora di trasfigurarlo in linguaggio letterario. I fatterelli che accadono a casa tua o in ufficio non interesseranno realmente a nessuno, quelli si possono trovare su qualsiasi giornale; non avrai la presunzione di credere che ciò che succede a te non sia già successo a qualcun altro!

Analizzando i personaggi che hai creato, si può determinare che tipo di romanzi scrivi (questa è una cosa che piace tanto fare a chi non li scrive). In linea generale, potremmo dividere i romanzi in commerciali e non commerciali, romanzi finti e romanzi veri, popolari e non popolari, e così via. I personaggi che ci somigliano troppo sono quelli che, per loro sfortuna, non saranno ricordati. Il signor Mario Rossi, per esempio, protagonista di Un giorno senza moglie, edizioni Joe Soap, New York 2015. Mario Rossi ha tre figli molto esigenti, una moglie che lo tradisce e un lavoro che non lo soddisfa. Ma riesce a ottenere una promozione scavalcando i suoi colleghi perché lui è il più furbo, e con i soldi dell’aumento compra finalmente la moto dei suoi sogni e scappa sulla Route 66 con la sua segretaria. Se vuoi sapere come va a finire, ci sono almeno un migliaio di possibilità, proprio come nella vita reale, che è imprevedibile. Un personaggio ben costruito, invece, avrà soltanto una possibile fine. Se rispetti tutte le caratteristiche che gli hai dato e osservi i meccanismi che lo hanno mosso, ti accorgerai che c’è un solo finale possibile. Questi meccanismi di cui parlo, non sono il gioco delle marionette, ma si vengono a creare via via che costruisci la personalità di un personaggio. Se ti va, puoi fare in modo che il lettore si faccia di lui un’idea sbagliata e, alla fine, puoi ribaltare la situazione grazie a tutte le contraddizioni irrisolte che lo hanno caratterizzato, ma sta’ attento a essere credibile, ricorda che non stai giocando al gatto col topo, né stai sfogando le tue frustrazioni punendo lettori e personaggi con l’omissione di informazioni importanti. Tu non sei il dio onnipotente dei tuoi libri, ma soltanto un tramite per riempire le pagine, prima bianche e dopo, no.

Un personaggio deve essere affascinante, e, per esserlo, deve avere dei segreti, suscitare curiosità. Non può rivelare ogni cosa di sé, è la prima regola del fascino; quello che non dirà servirà a dare valore a tutto il resto. Ciò che conta è che tu sappia sempre “chi sa cosa”, ovvero, quali informazioni i protagonisti della tua storia conoscono già e quali invece vogliono conoscere, mentre si sviluppano le relazioni tra di loro e con il narratore.

Per creare un personaggio che commuova, che stia simpatico o che almeno sembri credibile, prova a muoverlo entro i confini sottili tra la realtà e l’irrealtà, perché, davanti a un personaggio troppo simile a una persona reale, il lettore avrà l’impressione di leggere un saggio o un articolo di giornale; e se invece ti allontani troppo dalla realtà, il lettore, semplicemente, non ti crederà. Meglio un personaggio più vicino al mondo del lettore (che è anche il tuo mondo), al quale succedano fatti strani. Perché non sarà ciò che gli sta intorno a convincere il lettore della veridicità della storia, ma come un personaggio lo affronta, quali sono i suoi sentimenti. Se riesci a rendere verosimili quelli, puoi anche raccontare che vola e che sputa fuoco. Il lettore non è fesso; sa benissimo che è tutto falso, prima ancora di iniziare a leggere, e, se finge che qualcosa sia vero, lo fa soltanto perché gli va.

Ad ogni modo, non serve a nulla stare qui a parlarne, io non sono capace di insegnarti un bel nulla; apprenderai grazie al tempo che dedicherai a questa attività. Un’attività incredibilmente solitaria, ma capace di metterti in comunicazione con il resto del mondo. E non iniziare con la lagna, mi alzo ogni mattina alle sei, non mi fermo mai, scrivo per dieci ore al giorno da dieci anni, perché non è abbastanza! Ti serviranno tanti altri anni di duro lavoro, immerso nelle tue pagine, per riuscire a creare un bel personaggio; e ti servirà molta umiltà per accettare i fallimenti ed il successo, riconoscendo in entrambi la tua infelicità. Ma se avrai saputo dare loro la vita, saranno i protagonisti delle tue storie a restituirti il sorriso, proprio a te, che, senza saperlo, sei appena diventato il protagonista di questa pagina.

[illustrazione: Naoto Hattori]