Riunione Straordinaria dei Ministri

Quello che segue è soltanto un racconto, una maniera di esorcizzare il male attraverso la letteratura. Mi sono ispirato al mio insegnante di scrittura creativa, José Saramago, e ad uno dei suoi libri più belli, il Saggio sulla lucidità, pubblicato nel 2004.consiglio_napoli01

Il 24 marzo di quell’anno, ebbe luogo la prima riunione straordinaria internazionale dei nostri signori ministri, a seguito delle esplosioni avvenute nel cuore di un paese devastato dal razzismo e dalla xenofobia, un paese creato a tavolino per gli interessi economici di pochi, senza tenere conto delle diverse culture, lingue e religioni (queste ultime, approfondite in una riunione successiva, che riporterò).

A dare inizio alla discussione fu il ministro della difesa, che aveva appena presieduto un’altra riunione (infatti usò gli stessi appunti) presso il comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza interni, esprimendosi in questi termini: signori colleghi, signor presidente, come promesso, vi confermo che stiamo rinforzando le frontiere! Bene, bene, risposero gli altri. Inoltre, continuò il ministro, vi informo che abbiamo raddoppiato i blocchi e portato il livello di allerta a ventiquattro, il massimo grado. Molto bene! Il livello di minaccia è estremamente grave, mai stato più grave, diecimila poliziotti e gendarmi sono stati già messi ai varchi e aspettano i terroristi, che riconosceranno grazie alla barba e ai turbanti, gliela faremo vedere noi!, le infrastrutture e i trasporti sono sotto controllo; i nostri uomini sono piazzati nei punti strategici in tutto il paese.

Il ministro degli interni si alzò e aggiunse: diecimila sospetti bloccati!, gli abbiamo impedito. Impedito loro, lo corresse il ministro dell’istruzione. Impedito loro, di entrare nel nostro territorio; intensificate le misure di controllo e di perquisizione, ora abbiamo il permesso di aprire borse, beauty-case e porta sigarette. Vero, giusto!, il nostro, il nostro! (Il paese)

E il ministro dei trasporti precisò: diversi voli sono stati già annullati, si prevedono altre cancellazioni, anche repressioni dei treni. Soppressioni, corresse il ministro dell’istruzione. Soppressione, soppressione, tutto sarà soppresso, non ci sfuggirà nessuno!, sui treni di mezzo paese abbiamo già perquisito e fermato migliaia di persone, da oggi in poi occorrerà una carta di identità nazionale prima di poter salire a bordo!, presto avremo l’I.T.F. un file internazionale dei viaggiatori, con tutti i loro dati; questi ultimi, forniti da facebook, che a noi li dà gratis. È vero, gratis!, a noi danno tutto gratis… (Risata)

Il presidente del consiglio dei ministri sollevò il viso rubicondo e tutti si azzittirono. Si guardò intorno, poi diede un’occhiata ai disegnini che aveva fatto col pennino sulla sua agendina elettronica e disse in tono minaccioso: non gliela daremo vinta a quei terroristi!, siamo in guerra, e la guerra si combatte con la guerra; non preoccupatevi, troveremo un modo elegante per dirlo ai cittadini, basterà sostituire la parola guerra con la parola conflitto, così i filosofi penseranno al conflitto intellettuale, gli economisti a quello finanziario, gli idealisti a quello interiore e così via. Giusto!, è un genio!, è un genio! Ma state calmi signori, aggiunse il presidente per concludere, il nostro paese non è sotto una minaccia diretta, per cui non abbiamo motivo di allarmarci e soprattutto non dovremo spendere neanche un euro. Ci mancherebbe!, urlò il ministro dell’economia, innanzitutto non sarebbero soldi nostri, e poi, con quello che ci costa già mantenere la criminalità interna!

A quel punto, indignato, prese la parola il ministro della felicità umana, che non aveva aperto bocca nelle ultime dieci riunioni, giudicando inutile e prematuro pronunciarsi su questioni che necessitavano la saggezza degli uomini perché, di uomini, davanti a lui, non ne vedeva. La guerra si combatte con la cultura e con l’amore, disse, non con la politica dell’odio che da troppo tempo si sta perpetrando nel nostro paese!; per cominciare, da questo momento taglieremo tutti i finanziamenti ai partiti, la pubblicità, ve la farete da soli!; dopodiché, reinvestiremo quel denaro per costruire scuole e biblioteche, biblioteche per ogni fascia d’età; regaleremo libri anziché telefonini, perché un popolo istruito non si lascia manipolare da pochi pazzi; mi sono già consultato con il ministro dell’istruzione e abbiamo deciso di inserire una nuova materia obbligatoria fin dalle scuole elementari: la storia delle religioni e delle culture, per far comprendere alle nuove generazioni l’importanza dei pari diritti e il rispetto delle idee altrui, che voi a quanto pare avete dimenticato, almeno come avete dimenticato di aver promesso tolleranza, in ogni circostanza; non risolveremo nulla con altra violenza, non possiamo continuare a prendere in giro la povera gente, prima o poi tutti capiranno che siamo stati noi a inventare la violenza, per giustificare i vostri bombardamenti! Infine aggiunse: a causa della vostra sete di arricchimento, a pagare, sono sempre stati gli innocenti là fuori.

Questo qui non dice mai nulla, ma quando gli arriva l’ispirazione diventa un cantastorie, disse tra sé il ministro della difesa (che però amava farsi chiamare ancora ministro della guerra perché, diceva, il succo è sempre lo stesso). Anche gli altri ministri furono d’accordo con lui. Chi lo ha eletto questo samaritano?!, come gli viene in mente di costruire scuole in un momento così critico per la sicurezza nazionale!, proprio adesso che tutta la cittadinanza sono in pericolo di morte! È, devi dire è!, lo corresse per l’ennesima volta il ministro dell’istruzione, il quale era stato tra i pochi a votare per l’ammissione del ministro della felicità nel consiglio. Pare che quest’ultimo avesse avuto una forte raccomandazione da Gesù in persona, ma erano solo chiacchiere e non servirono a salvarlo dall’espulsione. Infatti il ministro della felicità umana fu cacciato dal consiglio con l’obbligo di riservatezza su quanto ascoltato. Obbligo che lui, come potete immaginare, non rispettò affatto, rivelando tutti gli esiti delle riunioni a me, che, a mia volta, li rivelerò a voi.