La nave di Teseo salverà la pluralità della cultura italiana?

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Umberto Eco ed Elisabetta Sgarbi

Le recenti fusioni dei grossi gruppi editoriali hanno aperto polemiche di vario genere, prima di tutte quella sui conflitti di interesse nell’ambito dei prestigiosi premi letterari italiani, come lo Strega, che dovranno con difficoltà continuare a garantire l’eterogeneità delle voci e delle posizioni politiche di chi sta dietro ai libri nel rispetto dei lettori e con onestà intellettuale e professionale. Ci si chiede in molti che senso avrà continuare a far competere romanzi pubblicati da diverse case editrici che appartengono agli stessi colossi economici, nati dal maremagnum del commercio e dell’anti-cultura, dal mondo dei non-lettori nichilisti e afflitti dalla malattia dell’ego, dall’informazione monopolizzata dai grandi media, cui, infine, si finisce per obbedire se si vuole restare a galla, se si vuole, in una parola, il successo; successo editoriale, economico, professionale, ma non intellettuale, perché, grazie a Dio, c’è ancora una piccola parte di lettori capace di utilizzare il proprio spirito critico quando si trova davanti agli scaffali, colorati come caramelle, e sceglie “dal fondo”, da quegli angoli in cui non arriva ancora la pubblicità massiva e nauseante, ai limiti della credibilità.

Facciamo un esempio. Se un libro pubblicato da una delle case editrici appartenenti al gruppo Espresso viene recensito su uno dei giornali appartenente al gruppo Espresso da un giornalista che lavora per il gruppo Espresso, come può un lettore essere sicuro della genuinità di quella recensione?

Da poco è stata inaugurata La nave di Teseo, casa editrice indipendente fondata da Elisabetta Sgarbi, che ha diretto la Bombiani per molti anni, da un gruppo di scrittori affermati, tra i quali Umberto Eco, e da altri attori dell’editoria italiana che si sono ribellati alla fusione Mondazzoli. I giusti presupposti per garantire, almeno, che ciò che pubblicheranno non sarà il frutto di un intricato sistema di finti competitor e marketing spietato. In una parola, sarà indipendente, come le poche ma buone case editrici indipendenti rimaste a combattere nonostante il calo dei lettori, nonostante le perdite e il rischio della bancarotta. L’indipendenza è nella plurarità della cultura, che è fatta di voci libere di esprimere opinioni diverse, posizioni politiche diverse, idee diverse. Riusciranno gli editori indipendenti a salvare la pluralità della cultura italiana?, a salvarci, cioè, dal rischio dell’amalgamazione antidemocratica dell’industria editoriale dei grandi marchi?

Immaginate un mondo in cui tutti i libri ubbidiscano allo stesso padrone, o a due padroni che si fanno la guerra, laddove, secondo la mia maniera di scrivere e di pensare, l’unico padrone di ciò che un autore scrive è l’autore stesso: è lui a decidere di essere onesto, o meno, con i lettori e con se stesso.

E pochi giorni dopo la scomparsa di Umberto Eco, arriva la notizia dell’uscita del suo ultimo libro, Pape Satan Aleppe. Cronache di una società liquida, una lettura interessante per i futuri autori che avranno la fortuna di “imbarcarsi” sulla nave che uno degli scrittori più amati al mondo ha contribuito a varare, prima di lasciarci con le seguenti parole: “Fondare una nuova casa editrice è una follia, ma bisogna farlo. Perché è un atto di libertà.”