Nuda

Nuda era la terra quando è nata

bruciata dalla luce che la forgiò.

Non so, adesso che siamo in tanti,

quanti di noi vorranno ricordare, fa male

sapere che tutti siamo uguali, tutti abbiamo

in mano le stesse forze con cui lottare

e il mare è uguale, le città, la pelle che abbiamo addosso

non posso credere che qualcuno, lassù, sia più grande

e quante sono le sue mani? Tre forse, o sei?

E i miei occhi non sono due come i tuoi?

Cosa vuoi, politicante?, quante banche vuoi riempire

senza dire da dove viene quel denaro? Caro amico

ti dico che il terrore che hai diffuso, che la paura

la cura della malattia dell’ego che hai inventato

mi hanno dato l’ispirazione per dirti qualcosa

e la sposa, la processione, le croci che ti piacciono tanto,

perché ti aiutano a controllare le care anime perdute

le mute bocche che parlano ancora, sotto la bandiera azzurra

che sussurra l’Inno alla gioia dei miei coglioni, se i

cannoni continuano a sparare sulla gente di Aleppo e

stretta nel cuore dell’Europa, nuda è nata la mia terra.

La guerra, quella che tu hai inventato e che adesso

nel cesso ha gettato la mia civiltà, la cultura e

la cura per le piccole cose, quella, politicante,

e quante altre cose hai rubato, adesso mi riprendo con

questa canzone che ti scrivo addosso, mentre ti guardo

ingrassare con i miei soldi e con il tempo che ti ho

dedicato, mentre, stanco e addolorato,

alle urne andrò ancora una volta

con la speranza di vederti crepare prima ancora di votare.