Acropolis

Il quindici aprile, in un ufficio della MC Lab, alle porte di Monaco, si riunì un’equipe di medici coordinata da Douglas Sarrazino, rettore dell’università e ricercatore del Saint Roch. Da diversi anni, Sarrazino e i suoi colleghi conducevano degli studi sulla cura del diabete ed erano arrivati, quella sera, a una svolta fondamentale.
Copertina Acropolis

Erano in quattro: il dottor Costa, un ricercatore portoghese; il dottor Divizio, italiano; il giovane medico nizzardo Olivier Flores; e Sarrazino, responsabile del laboratorio. Flores era stato l’ultimo a unirsi all’equipe, era un collaboratore fidato di Sarrazino, laureato da pochi anni.

Quella sera a Monaco pioveva talmente forte che il mare saliva fino in strada e riempiva qualunque cosa di una vaporosa schiuma bianca. La sede della MC Lab era a due minuti dal porto, a Fontvieille; si sentivano i lamenti delle barche e il vento che si perdeva contro le vecchie case di Cap d’Ail, sui campi da tennis appena tirati a lucido. Il lavoro dell’uomo, al cospetto di quella forza con cui la natura violentava la costa, era messo in ridicolo.

Olivier Flores guardò fuori e sentì il rumore della pioggia più forte e più vicino; i suoi colleghi non sembravano spaventati quanto lui. La decisione che stavano prendendo poteva essere discutibile, avevano intenzione di parlare della loro scoperta al Salone internazionale sul diabete, che si sarebbe tenuto nel palazzo dei congressi di Nizza, meglio conosciuto come Acropolis, il tre maggio dello stesso anno.

Flores prese Sarrazino da parte e gli disse:

«In confidenza, Douglas, io ho paura che sia troppo presto. Può essere pericoloso, sai a cosa mi riferisco.»

Le loro sagome diventarono nere quando si fermarono davanti alla moderna parete di vetro.

«Non importa,» rispose Sarrazino guardando la porzione di porto tra i grossi edifici grigi, «non importa se correrò dei rischi. Ho fiducia nei miei colleghi. Il Signore ci proteggerà Olivier, vedrai!»

Ma il Signore, probabilmente impegnato altrove per questioni più importanti, non protesse nessuno di loro.