500 bambini intrappolati nella “giungla”: UNICEF, ‘Appello umanitario d’emergenza’

Pubblicato un report degli aiuti elargiti per i migranti; nel frattempo migliaia di bambini continuano a vivere l’inferno dei campi di transito: sfruttamento, stupri, fame, miseria.

1 milione di migranti sono entrati in Europa nel 2015. Nel 2016 si prevedono circa 359.000 persone, di cui 100.000 in Grecia. I bambini in transito attraverso l’Europa sono migliaia. Tra questi, molti sono minori non accompagnati; in alcuni casi hanno una famiglia che li aspetta nel paese di arrivo; in altri casi, non hanno nulla. Nei centri d’accoglienza di Calais e Dunkerque, nel nord della Francia, vivono attualmente 500 bambini. Dal 2015, circa 2.000 sono transitati nei 7 campi allestiti per coloro che devono attraversare la Manica.

Un’inchiesta di Reuters ha rivelato le condizioni disumane in cui vivono molti di questi minori, il più delle volte costretti a lavorare e prostituirsi per guadagnarsi un posto sul traghetto che li porterà in Inghilterra. Condizioni igienico sanitarie pietose, nessuno di loro frequenta la scuola.

La “giungla” di Calais

UNICEF Regno Unito ha pubblicato 4 giorni fa un rapporto intitolato “Neither Safe nor Sound” (“Né sani, né salvi”) in cui sono raccolte le testimonianze di 60 minori migranti non accompagnati. Stupri, schiavitù, freddo, stanchezza, fame, crisi di nervi. Il campo di Calais è stato soprannominato “la giungla”.

I trafficanti chiedono ai minori di pagare una tassa per attraversare il canale, tra le 4.000 e le 5.500 £ e li obbligano a collaborare alle loro azioni criminali, come il commercio di altri migranti. Reuters rivela di aver intervistato bambine costrette a prostituirsi in cambio di 5€.

L’UNICEF chiede formalmente al Governo del Regno Unito di impegnarsi a dare asilo a tutti quei bambini che sono in attesa di raggiungere la propria famiglia.

Appello umanitario d’emergenza

Gli aiuti elargiti finora si quantificano in 19 milioni di dollari, il 62% dell’Appello di emergenza (31 milioni).

Le difficoltà più grandi si sono riscontrate dopo la chiusura della rotta balcanica, che ha costretto molte famiglie a rimanere in centri non adeguati a una lunga accoglienza, ma nati il più delle volte per un soccorso di poche ore. Soprattutto in Grecia, dove si contano attualmente 50.000 persone bloccate.

L’accordo del 18 marzo tra UE e Turchia ha peggiorato la situazione e costretto a percorrere rotte alternative per ritornare indietro, esponendo i bambini a maggiori pericoli.

Molti dei bambini studiati nel report dell’UNICEF fuggono da zone di conflitto del Medioriente e una volta arrivati a un passo dalla libertà trovano da un lato degli stupratori spietati e dall’altro delle leggi assurde per loro, che trovano una logica soltanto nel mondo ingiusto degli adulti.

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