Battaglie inutili

L’ultima volta che ci siamo visti, mio padre si chiedeva se ormai qualunque battaglia personale, anche la più nobile, non sia completamente inutile perché anche questa viene strumentalizzata per servire le ciniche logiche di potere e di mercato sotto le quali noialtri tiriamo a campare.

Girl with balloon, 2004. (Banksy (http://banksy.co.uk)
Girl with balloon, 2004. (Banksy)

Da anni, passo tutto il santo giorno su una scrivania. Le mie scrivanie sono concettuali, sono andate mutando di trasloco in trasloco, da paese a paese, ho lavorato su tavolini di marmo delle brasserie-ufficio in place Garibaldi, a Nice, in una cabina di due metri quadrati sotto il livello dell’acqua, su grossi tavoli di vetro di residence occasionali, e dappertutto avevo davanti le cartelline gialle con i vari progetti, una cartella per ogni romanzo, e alcune fotografie che si saranno pure annoiate ad ascoltare sempre la stessa voce e lo stesso rumore di tasti e di dita mischiati come quando si impasta la farina per la pizza.

Ma tutto questo, mi chiedeva mio padre, a cosa è servito?, se non hai un account Facebook e la gente non legge quello che scrivi? Peggio, ho scoperto di recente che molti miei articoli erano copiati e incollati su pagine Facebook di altri autori che, senza neanche chiedermi il permesso, li diffondevano e si trastullavano nella loro agognata notorietà, ma con le parole di qualcun altro.

A cosa serve questa corsa verso il successo? Se il successo, come diceva Ernesto Sabato, è sempre una cosa schifosa, sia se arriva, sia se non arriva. Non si scrivono storie per avere successo, cari giovani autori senza etica, ladri di parole, ma per motivi personali e privati. Scrivere romanzi è l’attività più solitaria al mondo. Come potevate illudervi di trasformarla in un un’attività “sociale”? Le vostre, quindi, sono battaglie inutili.