Brexit al parco giochi

Stamattina il Regno Unito, attraverso il referendum “Brexit”, ha scelto di lasciare l’Unione europea. I giornali di tutto il mondo hanno pubblicato la notizia in prima pagina con titoli memorabili e a vocazione storica, sottolineando le conseguenze della scissione per i paesi membri, rimasti in 27. Nel frattempo, in un piccolo parco giochi di una città imprecisata nel sud della Gran Bretagna, un gruppetto di monelli commenta l’accaduto.

BrexitBoris si infila in bocca il mezzo hot-dog che gli resta e grida agli amici: “hei ragazzi, avete visto, l’ho pagato pochissimo, la sterlina non vale più un c…” Nigel lo interrompe e dice a tutti: “abbiamo riavuto il nostro paese!, è meraviglioso, ma che significa?, alla fine non è che ci ho capito tanto”. “Significa che non dipendiamo più dall’Unione economica europea”. “E quindi?” chiede di nuovo Nigel. “E quindi ci facciamo gli affari nostri, alla faccia del super potere”. “A me però piacciono i super poteri!” “E a te chi lo ha chiesto cosa pensi!” Angela si mette a piangere in tedesco e gli altri non la capiscono, “è un taglio netto, è un taglio netto”, sussurra. Solo Vladimir, che è uno sensibile a queste faccende, le mette una mano sulla spalla per confortarla: “non è colpa loro, sono troppo eccitati, dobbiamo avere pazienza, le conseguenze di questa scelta ricadranno sul mondo intero, anche sulla Russia”. “Tu non hai capito quello che sta succedendo”, Marine interviene senza chiedere il permesso, “adesso sappiamo che uscire dall’Unione è possibile, ragazzi, questa è una giornata storica!” Matteo 1 dice agli altri bambini: “va bene, esultate, sfogatevi, sputate pure nel piatto in cui avete mangiato, ma sappiate che non era questa la strada giusta per risolvere i problemi dell’Unione economica europea”. “Ah no?!” “No, secondo me dobbiamo lottare per rendere la nostra casa un posto migliore, parlo di democrazia”. “Parla di democrazia, di quella siamo bravi tutti a parlarne, poi però quando abbiamo deciso di rimandare indietro migliaia di poveracci con le loro famiglie…” “Questo che c’entra?, non fare di un’erba un fascio!” “E tu smettila di parlare con le frasi fatte”.

Nigel ha fatto due conti nel frattempo, ha ancora l’indice sul naso, e dice che il Brexit rappresenta la vittoria del cittadino comune contro le banche, il business e la politica sovranazionali. Barack, appena arrivato dal campetto di basket, non è d’accordo: “quello che conta,” dice, “è la stabilità, la sicurezza e la prosperità per il nostro parco e per i parchi di tutto il mondo”. “Viva Gesù!”, urla Donald dal muretto, e corre verso gli altri per prendere in giro Barack, lo sfotte perché è nero e perché parla di democrazia davanti a tutti. Ma come si permette?, non si vergogna? “Tu sei un razzista schifoso, ecco che cosa sei!” gli urla Barack, “se non ci fossero le ragazze ti farei sputare sangue”. “Ah sì, e fammi vedere!” “Hei hei, smettetela”, David tenta di separarli, “la barca va alla deriva e io non voglio più essere il capitano, è stata una brutta nottata ragazzi, non vi ci mettete anche voi!” Gli altri lo confortano, gli passano le gomme e gli fanno gli auguri per il futuro del suo paese. Tutti parlano in inglese, che è anche la lingua ufficiale del paese di cui stanno discutendo.

Jean Claude ha paura che gli altri bambini si facciano influenzare dalla decisione degli inglesi. Si sa come sono i bambini, se uno ha un giocattolo lo vogliono anche gli altri, e alcuni di loro fantasticano già su cosa succederebbe nel loro paese se si facesse un referendum anche lì. Marine e Matteo 2 già parlano di referendum in Francia e in Italia. E Geert fa lo stesso: “è tempo di referendum anche in Olanda, chiamiamolo Nexit e speriamo che gli altri facciano lo stesso, creiamo un effetto domino per uscire dalla dittatura economica che ci ha ridotti in mutande”. “Ma quali mutande!, se tua mamma ti manda la paghetta ogni settimana!” gli urlano gli altri. “Ragazzi, ragazzi” dice Angela “non ci lasciamo prendere dal panico, dobbiamo attendere con pazienza gli esiti della divisione, che come tutte le divisioni è dolorosa, si sa, ma va rispettata; diglielo anche tu Wolfgang!, dobbiamo rimanere uniti in 27”.

Nicola non è d’accordo: “col cacchio che noialtri la rispettiamo, il mio paese non può andare a rotoli appresso al carretto, la Scozia deve rimanere nel Mercato unico, sennò a me chi me le passa le sigarette di contrabbando!” “Ma quelle, sta’ sicuro che te ne manderanno anche di più”. “Comunque” ripete Matteo 2 (mentre Donald gli accarezza la barbetta, come fa da quando si sono incontrati in Pennsylvania), “questo è il momento giusto per scendere dalla giostra, evviva il coraggio dei liberi cittadini!, evviva la libertà!”

La giostra, quella del parco, non è una giostra cattiva in fondo. E neanche quella dell’Unione economica lo è. La questione monetaria li ha fatti incazzare, è vero, e anche la reazione all’arrivo di massa dei bambini dell’est, che li ha colti totalmente impreparati e ha tirato fuori la loro vera personalità. Forse l’unica cosa buona l’ha detta Matteo 1, uscire dall’Unione non è la soluzione, bisogna migliorarla perché è la nostra casa. Oppure il tempo darà ragione a Boris, se non si sarà ingozzato con gli hot-dog, o agli altri amici del parco giochi. Questo è da vedere. Di sicuro adesso bisogna valutare le vere conseguenze di questa divisione per uno spazio, quello dell’Europa, che è molto più di un’area geopolitica comune. Sarà una catastrofe?, l’inizio della fine dell’UE?, un modello per gli altri paesi, come auspicano i leader di estrema destra che in questo momento stanno banchettando? O si tratta di una mera operazione finanziaria che farà perdere o guadagnare milioni di euro a chi gioca da un lato o dall’altro del campetto? Chi ha fatto davvero canestro grazie al Brexit?