Muhammad Yunus: La povertà come strumento del sistema

Il 21 giugno scorso il premio Nobel per la Pace Muhammad Yunus ha rilasciato un’intervista in esclusiva a ‘EurasiaDiary’ in occasione della sua visita in Azerbaijan. L’intervista è stata ritrasmessa in inglese dalla CBC.

“La povertà non è una condizione naturale dell’essere umano, ma la negazione di ogni suo diritto”. Ogni individuo, per istinto, è portato a ricercare le condizioni di vita migliori, nessuno di noi sceglierebbe di essere povero e soffrire il disagio della fame. La povertà, dunque, è un prodotto del sistema che ci siamo costruiti noi stessi e che dobbiamo cambiare se vogliamo che la comunità mondiale cresca osservando il rispetto dei diritti fondamentali. Allo stato attuale, ciò non accade per ragioni ovvie: gli interessi dei governi e degli individui che li compongono vanno in tutt’altra direzione. Il “sistema” come lo definisce Yunus, è marcio su vari livelli, quello finanziario innanzitutto. Il sistema bancario delle macro organizzazioni ne è la prova.

Per cui, se non cambiamo il sistema, come possiamo pretendere di vincere la povertà, soprattutto sapendo che è strumentale, voluta per creare crisi e conflitti?

La conseguenza più evidente e devastante delle enormi masse di indigenti create dalla mancanza di lavoro e di risorse, oltre alla morte di centinaia di persone al giorno sotto i nostri occhi, sono i conflitti. “Conflitto” è l’espressione romantica che si usa oggi al telegiornale per evitare di dire “guerra” e per non spaventare i cittadini durante la cena.

Yunus si chiede come sia possibile risolvere i conflitti attuali se le stesse nazioni che controllano il dibattito mondiale sulla pace, ovvero le Nazioni Unite, sono tra le prime a vendere armi di assalto e di distruzione di massa ai paesi in cui si pretende di salvare gli indigenti e le vittime delle guerre. La spesa mondiale per gli armamenti supera 1 trilione di dollari, il 60% solo da parte degli Stati Uniti.

La pace e il benessere di una parte del mondo sempre più vasta (quella povera) non possono essere risolte vendendo armi; tuttalpiù, queste garantiscono la pace e il benessere delle élite sempre più ristrette che ne traggono profitto.

“Su cosa vogliamo costruire questo mondo? – si chiede ancora Yunus – Sui diritti e i valori dell’essere umano o sull’interesse economico di un piccolo gruppo di business men?”