Matteo e l’uccello incantato

Stamattina il piccolo Matteo è uscito con il suo telefonino e ha deciso di riprendere le bellezze della natura urbana di Milano. Ha passeggiato per tutta la mattinata, è passato per il Duomo, per il Castello Sforzesco, poi è arrivato fino alla stazione e si è fermato nei giardinetti per bere un po’ d’acqua fresca che si era portato nello zainetto. Ed è stato lì che Matteo ha visto l’uccello incantato e gli è scivolato il dito sullo zoom.

blackbird-1350577_1920In realtà, il piccolo uomo con la barba non avrebbe voluto ammetterlo in pubblico, ma il suo odio per i ragazzi neri che vivono per strada è una classica dimostrazione dell’omosessualità latente che lui sfoga denunciando la presenza di tanti immigrati nel suo paese natale e la necessità di rispedirli da dove sono venuti.

Il piccolo Matteo non si è chiesto di chi è la colpa se un paese come l’Italia, scenario di dominazioni secolari e di migrazioni di massa in tutto il mondo, oggi non è più capace di amare. Né si è domandato il motivo per cui i suoi connazionali si stanno consumando nella loro stessa frustrazione. Frustrazione per la mancanza di lavoro, per la mancanza di una politica onesta e vicina al popolo, frustrazione che è molto facile trasformare in odio se si racconta che la colpa del sovraffollamento delle nostre strade è di chi le affolla e non di chi non fornisce un’accoglienza adeguata, degna di un paese civile.

Purtroppo, i piccoletti come lui non solo non si pongono il problema ma riescono a istigare la xenofobia e la convinzione che odiando si ritrovi l’amore, amore per la famiglia, per il proprio lavoro, per i propri figli, per il proprio paese. Una contraddizione grande come piazza Duomo, ottenere amore dando in cambio odio e razzismo.

E non ha neanche pensato, il nostro piccolo Matteo che ama tanto postare i video di inchiesta sulla sua pagina Facebook, a come risolvere le dinamiche mafiose e camorristiche che muovono talvolta i centri di accoglienza, trasformando la più naturale forma di umanità in uno squallido business senza scrupoli. Queste sono tutte cose che ci chiediamo noi nelle nostre case. Ma da soli è difficile parlare di diritti umani e di solidarietà senza essere accusati dagli amici di Matteo, quelli che insultano i migranti e li vorrebbero morti in fondo al Mediterraneo. Abbiamo paura di sembrare troppo buoni, e in certe faccende sporche come la politica essere buoni non è più di moda. O almeno così la pensa Matteo, il piccolino, mentre si aggira tra i cespugli alla ricerca dell’uccello incantato, il suo sogno proibito, quello di cui si vergogna perché la mamma gli darebbe tanti schiaffetti sul culetto (non che gli dispiacciano, gli schiaffetti).

Allora, tutti quelli che hanno visto il video di Matteo alla ricerca dell’uccello si sono chiesti fino a dove sarà possibile spingersi in queste acque torbide dell’intolleranza? Si sono chiesti forse dove dovrà orinare un ragazzo al quale tutti i bar del quartiere hanno chiuso le porte in faccia? Ma sì, certo che se lo sono chiesto. Non saranno così fessi da farsi incantare dalle struggenti inchieste giornalistiche dei nostri “social politici”!

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