Discorso del nuovo Presidente degli Stati Uniti

Dopo un dibattito estenuante tra repubblicani e democratici, durato settantadue ore, è stato eletto a sorpresa il nuovo presidente degli Stati Uniti d’America. Una settimana prima delle elezioni ufficiali, la maggioranza (99% dei deputati) ha sbattuto fuori i due candidati, Hillary Clinton e Donald J. Trump, e ha tolto loro il permesso di fare politica per i prossimi vent’anni. Al loro posto è stato scelto il candidato del Partito dell’Amore, Gigi King, discendente di una famiglia emigrante di artisti inglesi.

Le votazioni si sono svolte durante il weekend di Halloween. Sono state distribuite ai cittadini tre caramelle: rossa per Trump, blu per Clinton e bianca per King. Poi c’è stata la raccolta porta a porta nei secchielli con il consueto rito ‘dolcetto o scherzetto’ e i risultati sono stati sorprendenti: le caramelle bianche hanno vinto con uno scarto del 90%. (Nelle rosse sono stati trovati biglietti da dieci dollari).

Mr. King (nel video in basso) si è presentato sullo scenario politico con modestia e pragmatismo. Nel suo discorso di insediamento ha affermato di non voler accettare un incarico da dittatore e ha utilizzato delle metafore per evitare di essere denunciato. Ad esempio, ha usato la parola macchine al posto di computersoldati invece di cittadini. Ha accennato all’attuale chiusura delle frontiere e all’odio che sta dividendo gli esseri umani. E ha anche fatto riferimento alla Sylicon Valley quando ha parlato di dittatura e di perdita della volontà; in altre parole, del furto della nostra democrazia da parte di mercenari al servizio del capitalismo più spietato e interessati esclusivamente all’arricchimento di poche aziende come Google, Apple o Facebook, che oggi controllano il pianeta (e questo più o meno lo aveva già detto George Orwell nel 1948).

Il discorso di Gigi King – ci rivelano le fonti – è stato in realtà riciclato da una vecchia conferenza tenuta da suo nonno nel 1940, ma è ancora di grande attualità e per questo merita di essere diffuso.

Quella che segue è la versione integrale. La proponiamo in esclusiva, prima che venga censurata dai programmi automatici di rimodulazione della verità, come Whatsup (World’s Highest Ambition To Support a Unique Prose); o Gmail (Generic Massive Addiction for a Inhuman Language).

La trascrizione in italiano è in basso.

Mi spiace ma non voglio essere un imperatore, non mi interessa, non voglio comandare né conquistare nessuno. Io aiuterei tutti se potessi, ebrei, cristiani, pagani, neri, bianchi. Vorremmo tutti aiutarci a vicenda. In realtà l’essere umano è fatto così. Vorremmo tutti vivere per la felicità degli altri, non per la loro miseria. Non vogliamo odiarci e disprezzarci l’un l’altro. Al mondo c’è posto per ognuno di noi, la Terra è ricca abbastanza per nutrirci tutti, la vita potrebbe essere bella e libera. Ma abbiamo perso il cammino.

L’avidità ha avvelenato l’animo umano, ha barricato il mondo con l’odio, ci ha fatto sprofondare nella miseria e negli spargimenti di sangue. Abbiamo sviluppato la velocità e questa ci ha imprigionato. Le stesse macchine che ci hanno procurato l’abbondanza, ci hanno lasciato senza volontà. Il nostro sapere ci ha resi cinici; il nostro ingegno, duri e arroganti. Pensiamo troppo e sentiamo troppo poco. Non abbiamo bisogno di macchine, ma di umanità. Non abbiamo bisogno di ingegno, ma di gentilezza e dolcezza. Senza queste qualità la vita diventa violenta, tutto è perduto.

L’aereo e la radio ci hanno avvicinati, ma la stessa natura di queste invenzioni richiede bontà tra gli uomini, fratellanza universale, unione di noi tutti. In questo preciso momento la mia voce sta arrivando a milioni di persone in tutto il mondo, milioni di uomini, donne e bambini disperati, vittime di un sistema che imprigiona e tortura gli innocenti. A coloro che mi ascoltano, dico: non disperate, la miseria che oggi si scaglia su di noi non è che un riflesso dell’avidità, dell’amarezza di coloro che temono il progresso umano. Ma l’odio degli uomini passerà, i dittatori moriranno e il potere che hanno preso al popolo ritornerà al popolo. Finché delle persone continueranno a sacrificarsi, la libertà non cesserà di esistere.

Soldati! Non piegatevi alle bestie! Individui che vi disprezzano e vi sottomettono; che manovrano le vostre vite; che vi dicono cosa fare, cosa pensare e cosa sentire; che vi marchiano e vi nutrono come bestiame, vi utilizzano come carne da cannoni. Non piegatevi a questi esseri disumani, macchine nel corpo, nello spirito e nel cuore. Voi non siete macchine, non siete voi le bestie, voi siete esseri umani! Avete l’amore dell’umanità nei vostri cuori. Voi non odiate. Solo chi non è amato odia. Chi non è amato o chi è malato. Soldati! Non battetevi per la schiavitù. Battetevi per la libertà!

Nel libro XVII di Luca c’è scritto: “il Regno di Dio è negli esseri umani”. Non un solo uomo, non un gruppo di uomini, ma in tutti gli uomini! In voi! Voi, il popolo, avete il potere, il potere di creare le macchine, il potere di creare la felicità. Voi, il popolo, avete il potere di rendere la vostra vita libera e bella. Di fare di questa vita un’avventura magnifica.

In nome della democrazia, utilizziamo questo potere. Uniamoci tutti! Battiamoci per un mondo nuovo. Un mondo decente, che doni a tutti la possibilità di lavorare; che ci dia il futuro, la vecchiaia e la sicurezza. Con la promessa di cose come queste, le bestie hanno ottenuto il potere. Ma mentono! Non hanno mantenuto le loro promesse, non lo faranno mai! I dittatori vi rendono schiavi per liberare sé stessi!

Ora battiamoci noi per mantenere quelle promesse! Battiamoci per liberare il mondo, per sbarazzarci di queste barriere nazionali, per far cessare quest’avidità, quest’odio e questa intolleranza. Battiamoci per un mondo fatto di ragione, un mondo in cui la sicenza e il progresso procurino a ognuno di noi la felicità.