La politica dell’odio che ci sta dividendo

Secondo la Amnesty International, il 2016 è stato il peggiore dagli Anni ’30 in termini di politiche definibili “noi contro loro”, in altre parole di retoriche populiste di politici che fanno gli interessi di gruppi ristretti ai danni della popolazione. Nel rapporto annuale, appena pubblicato, il Segretario Generale Salil Shetty ha dichiarato “Non possiamo più contare sui governi per proteggere i diritti umani, siamo noi a dover agire.”

Le politiche dell’odio, di cui ho già parlato, ci stanno dividendo, stanno infondendo in noi la convinzione che esistano cittadini di prima e di seconda classe, e che i confini geografici corrispondano ai confini razziali, linguistici o addirittura politici e religiosi. Continuare ad ascoltare la propaganda dei personaggi che affollano lo scenario politico attuale equivale a un suicidio, un suicidio del nostro intelletto e della nostra capacità di reagire, come cittadini e come esseri umani contro chi calpesta i diritti umani in nome della “sicurezza nazionale”, come sta succedendo negli Stati Uniti, ma anche in molti paesi europei. “Una politica aggressiva e divisoria è stata la base della retorica trumpista durante la campagna elettorale Usa, ma questa narrativa dell’odio, della paura e della divisione”, leggiamo sul rapporto della Amnesty International,” è stata adottata da molti altri paesi europei e del resto del mondo.”