Dal Muslim Ban al Refugee Ban

Il nuovo Bando all’Immigrazione firmato da Donald Trump vieta l’ingresso negli Stati Uniti ai cittadini di Siria, Iran, Libia, Somalia, Sudan e Yemen. Escluso rispetto al precedente bando, l’Iraq, “un importante sostenitore alla guerra contro l’Isis” ha dichiarato la Casa Bianca. Il bando prendera’ effetto il 16 marzo. Il preavviso di 10 giorni, secondo Trump, permetterebbe di non creare lo scompiglio causato dal primo cosiddetto “Muslim Ban”.

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Politico si schiera da subito contro questa nuova decisione dell’amministrazione di Trump spiegando che, cosi’ come nel precedente ordine esecutivo, anche questa volta si violano i diritti basilari dalla democrazia. L’esclusione dell’Iraq da questo secondo ordine non ne fa una legge tollerabile per un paese fondato finora sull’accoglienza e sul valore dell’immigrazione. Un paese costruito dagli immigrati.

Anche questa volta il blocco vietera’ l’ngresso di cittadini provenienti dai paesi di una lista, come la lista dei cattivi, ma esclude i detentori di green card. E’ stata inoltre abolita la misura che dava accesso a poche minoranze religiose, come quella cristiana. L’AGI riferisce che questo sarebbe il motivo per cui il precedente bando, annulato grazie al ricorso della Corte Federale di San Francisco, era definito “Muslim Ban”.

Peter Spiro, professore di diritto della Temple University, ha dichiarato che queste modifiche rendono il decreto piu’ difficile da attaccare legalmente. L’idea che 300 potenziali terroristi appartengano a questi 6 paesi e l’esclusione delle minoranze religiose danno al bando sull’immigrazione piu’ “credibilita’”. Tuttavia, ci si aspetta che molto presto un altro tribunale lo faccia sospendere.

Becca Heller, dell’ International Refugee Assistance Project, ha manifestato l’intenzione di far bloccare il nuovo ordine prima che prenda effetto giovedi’ prossimo.

Una manifestante durante una marcia presso la Florida State University

Il rischio che si corre e’ che i cambiamenti a questa misura, pur sempre restrittiva e contro i principi democratici di rispetto per i diritti umani, la facciano passare in sordina sulle maggiori testate leggittimando un comportamento del genere da parte di uno dei paesi piu’ potenti e influenti come gli Stati Uniti. E che sul suo esempio, anche in Europa si adottino misure del genere, fondate sull’assurda convinzione che tutti i cittadini dei paesi bloccati siano potenziali terroristi.

I due bandi rimangono infatti sostanzialmente simili, con l’eccezione per chi gia’ possiede una green card e si trova fuori dagli Stati Uniti e non sara’ costretto a rimanerci per 120 giorni, come e’ successo nel primo caso. E anche la discriminazione per i cittadini musulmani, che sembrerebbe superata, rimane in realta’ al centro della retorica trumpista secondo l’assioma dei populisti: “tutti i terroristi sono musulmani, tutti i musulmani sono terroristi”. Di conseguenza, anche se il nuovo bando si presenta con una nuova veste, nasconde sotto la sottana lo stesso messaggio razzista e xenofobo dell’attuale amministrazione statunitense.

I cittadini americani a favore dell’accoglienza dei rifugiati hanno gia’ organizzato il mese scorso manifestazioni di protesta contro il “Muslim Ban” e sfilato in tutto il paese. Importanti universita’ come la Berkeley,  o grosse aziende della Silicon Valley, come Google, hanno sottolineato l’incostituzionalita’ di un tale programma di discriminazione legalizzata. Se il secondo bando prendera’ effetto, nuove proteste non si faranno attendere.