Perché il Caso Paola Perego non è una novità

La Rai ha appena annunciato la chiusura di Parliamone Sabato, che andava in onda il sabato pomeriggio, dopo che la conduttrice, Paola Perego, ha intavolato un dibattito sul perché “scegliere una fidanzata dell’Est”.

La Rubrica illustrava in 6 punti dettagliati le ragioni per cui gli italiani preferirebbero le donne dell’Est Europa, “Sono sempre sexy, niente pigiamoni”, “Perdonano il tradimento”, e così via; e ricordava, punto per punto, la retorica risorgimentale secondo cui, già a fine ‘800, la donna era dipinta come “angelo del focolare” e “regina della casa”. Un sistema vecchio almeno due secoli, dunque, nato per demonizzare la figura della donna italiana e ridurla a un oggetto obbediente e servizievole.

La Direzione Generale Rai, per bocca del direttore Antonio Campo Dall’Orto, ha reso pubblica questa saggia decisione e ha sottolineato che i contenuti del programma “non erano in linea con il servizio pubblico”, dopo l’esplosione sui Social network per l’indignazione degli spettatori.

Perché non dobbiamo stupirci dell’atteggiamento della Perego. Già nel 2009, la giornalista Lorella Zanardo aveva denunciato in un documentario l’atteggiamento di diversi conduttori Mediaset e Rai, tra i quali proprio Paola Perego, per i contenuti altamente sessisti in programmi come Buona Domenica o Libero, in cui il ruolo (e anche il corpo) della donna era oggetto di umiliazione e veniva proposto secondo canoni di bellezza prettamente fisici. Il documentario in cui si racconta questa visione della donna in Italia era intitolato Il corpo delle donne ed era tratto dall’omonimo libro.