“Un blurb! Come! Così! Davanti a tutti!”

Il blurb non è una parolaccia, ma un piccolo estratto di una critica o una frase scritta apposta e inserita in quarta di copertina. Troviamo blurb anche all’interno dei romanzi, soprattutto quelli editi negli Stati Uniti, ne sono tappezzati, a volte si sacrifica addirittura lo spazio per la trama. La psicologia del blurb comunque non è fessa, si basa su un messaggio chiaro, veloce, che arriva subito ai lettori, non li impegna e fa prendere una decisione in fretta, in piedi in libreria o davanti al computer: lo compro, non lo compro, questo giornale ne parla bene, allora lo compro.

Non è tutto qui. Queste micro recensioni, a volte fatte solo di un aggettivo, “Struggente! ―The New York Times,” si basano anche sulla mentalità del “tuo successo per il mio successo”, molto americana, in contrapposizione alla nostra più pragmatica “morte tua per la salvezza dell’anima mia”. Autori scrivono blurb per altri autori, citando anche il proprio romanzo, “Una storia coinvolgente e appassionante. ―Mario Rossi, autore di Per sempre insieme”. Pubblicità nella pubblicità. Sulla copertina di qualcun altro c’è il tuo nome, e se quel romanzo ha successo e gira di mano in mano, giri pure tu.

Negli ultimi anni se ne vedono sempre di più anche nelle nostre librerie. Una breve critica in copertina, oltre a orientare i lettori, pare dia credibilità all’autore, soprattutto in questo momento così caotico, in cui non si riesce più a distinguere editoria tradizionale da editoria a pagamento e solo per una questione di soldi, qualsiasi titolo  – ma sarebbe più corretto dire qualsiasi hashtag – può arrivare in testa alle classifiche di vendita e nelle più sfarzose vetrine del centro.

In armonia con il paratesto i blurb non sono una cattiva idea, ma se usati in modo improprio, si rischia di trasformare un libro -che dovrebbe essere un oggetto trascendente e non accondiscendente- in un manifesto pubblicitario. Negli Stati Uniti è del tutto normale, come per ogni cosa. Si è arrivati addirittura al punto di vendere blurb. Ottime riviste e agenzie letterarie chiedono soldi in cambio di critiche o di piccoli “strilli” a firma di voci autorevoli.

Forse i lettori devono fidarsi del loro intuito e dei suggerimenti dei veri librai, che esistono ancora. Dietro casa mia c’è un libraio che scrive piccole frasi, impressioni sue, note, su foglietti che aggraffa alle copertine, dei blurb fatti in casa. Lui dice che funziona, gli fa vendere un sacco di copie. Oppure bisogna fare come quel signore che per scegliere un libro lo apriva sempre a pagina 23. Se gli piaceva la pagina 23 lo comprava. Perché “se un libro e bello, è bello in ogni pagina…”

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