Dice Chiede Risponde: Come revisionare un manoscritto

Revisionare è la fase meno poetica di questo mestiere. Ma è importante quanto quella creativa. Io non credo a chi racconta che “nasce tutto per magia”. Sono storielle che servono a mantenere viva nell’immaginario collettivo la figura bella e dannata dello scrittore, come se questo fosse un lavoro diverso dagli altri, privilegiato, o come se gli scrittori fossero tutti uomini. Vanità. La realtà è molto più tangibile. Ci vuole coraggio ad ammettere che metà del tuo libro è quasi sempre da buttare.
Una scrittrice “imprigionata” nella sua storia.
La revisione è in realtà un processo che inizia da subito, si cancellano e si riscrivono tante volte le stesse frasi, si corregge di continuo mentre si avanza con la stesura. Quella a cui faccio riferimento qui di seguito è la revisione a lavoro ultimato.
Sostanzialmente in questa fase procedo così:
  • Inserisco la parola “mente” nello strumento di ricerca Word per trovare locuzioni come “lentamente”, “velocemente”, “improvvisamente” e così via. A questo punto, le cancello. Una per una.
  • Dopodiché faccio la ricerca del “dice chiede risponde”. La chiamo così perché questi sono i tre verbi che uso per introdurre i dialoghi. Nessun “incalzò nervosa” “proruppe curioso” “sbraitò ansiosa” “esclamò eccitato” e così via dicendo. È una questione di immagini. Le immagini vanno evocate, non descritte. Se ti stai chiedendo il perché, non posso fare nulla per te. Se invece hai capito la ragione e sei in grado di spiegarla in maniera più razionale, sei probabilmente uno scrittore migliore di me.
  • Poi rivedo la sintassi. Una frase troppo lunga, con più secondarie una dentro l’altra, può appesantire il discorso, renderlo più adatto a un saggio accademico, o tutt’al più a un comizio politico. Per questo divido molte frasi lunghe in più frasi piccole. Non mi riferisco ai punti e alle virgole, ma ai concetti, da mantenere separati l’uno dall’altro. Il mio obiettivo è arrivare dritto al cuore della gente. E il cuore sta là, di fronte a te. Che senso ha passare per la terrazza?
  • Per la stessa ragione, cancello molte frasi, o meglio, la seconda metà di molte frasi, perché non fa altro che spiegare la prima.
  • Cerco di limitare al minimo le descrizioni e le aggettivazioni. Di nuovo cancellando. Ancora una volta concludendo che cancellare è la parte più importante di questo mestiere.
  • E cerco di non dare nuove informazioni camuffandole con i gerundi. Ogni cosa a suo tempo, diceva la nonna Gelsomina.
  • Infine riguardo l’impaginazione. Inutile perdere giornate intere a giocare con i font. L’importante è dividere chiaramente i paragrafi e i capitoli dando al testo il giusto respiro.
Dopo aver apportato queste modifiche, il libro assume una forma più dinamica. La visione della storia è più chiara, come se una fitta nebbia che l’avvolgeva fosse svanita. Non ne sei convinto? Allora inizia a rileggere al contrario, dall’ultima parola fino alla prima. Così mentre cerchi gli errori di battitura ti distrai quel poco che basta per dimenticarti di essere l’autore e avvicinarti al testo in maniera più modesta. E di conseguenza più obiettiva.

2 pensieri riguardo “Dice Chiede Risponde: Come revisionare un manoscritto

  1. Qualche volta mi scappa, ma solo se davvero non si può sostituire con un’immagine. Ad esempio “raramente” “improvvisamente” o “talmente”…

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