Bio

Ho iniziato a lavorare con le parole quando avevo dodici anni seguendo mio padre nelle redazioni dei giornali della mia città; il rumore di quelle prime tastiere semi automatiche risuona ancora nella testa ogni volta che mi siedo alla scrivania. Sono cresciuto rifugiandomi nella lettura, amando autrici e autori, soprattutto sudamericani, che in un modo o nell’altro mi hanno cambiato la vita, e coltivando e pianificando l’idea della fuga da quello che nel mio ultimo romanzo definisco “ingranaggio”.

Così, dopo gli studi universitari, ho deciso di partire per gli Stati Uniti e gettando nell’immondizia i certificati e gli attestati ottenuti con tanta fatica ho iniziato a fare i mestieri più disparati, il cartello umano, il guardiano notturno, l’autista di un poeta cieco, tutte sperimentazioni, esperienze utili per raccontare la vita vera. Ho lavorato anche a bordo di navi cargo e da crociera, e visitato molti paesi alla continua ricerca di nuove storie. Il mio legame con l’Italia è diventato col tempo un legame linguistico: a volte ho l’impressione di vivere nella lingua, che trasformo e investigo attraverso i miei personaggi.

Scrivo perlopiù di anti eroi, come il commissario plurirattoppato e nemico delle istituzioni, Antonino Bellofiore; l’anziana prostituta e filosofa di strada, la Signorina Rosario Rossi; il vecchio marinaio Pancrazio Farabosc, scappato dalla casa di riposo a ottantasei anni; individui marginali che lottano per dare un senso alla loro esistenza e alle loro sfortune, e cercano a fatica uno spazio nel mondo, un mondo in cui gli idioti possono rivelarsi i più geniali e astuti di tutti. Non è mai troppo tardi per rimediare a qualsiasi tragedia personale, benché nel romanzo e nella vita reale tutto sia destinato a finire.

Vivo nel sud della Francia; nove dei miei romanzi e molti racconti sono infatti ambientati a Parigi, Nizza e Marsiglia. Mi dedico con passione e costanza alla mia attività letteraria, scrivendo e leggendo per almeno dieci ore al giorno, e riscopro di continuo la bellezza delle piccole cose insieme a Matilda, la mia bambina.

Se hai intrapreso da poco questa carriera, mi sento di darti soltanto un consiglio: continua a scrivere, quando senti che non puoi farne a meno, quando tutto il resto non ha importanza e soprattutto quando senti di avere qualcosa da dire, dilla!, fregatene delle stronzate che ti racconteranno i faccioni della TV e i loro seguaci, delle regole che inventano nelle scuole di scrittura, delle misure che prendono con il metro a Dio solo sa cosa, e anche dei cattivi consigli di chi ti ama, perché, purtroppo, neanche chi ti ama può sapere qual è il solo consiglio che dovrebbe darti. Perché scrivere è un lavoro che ti obbliga a cercare le certezze solo nelle tue mani. Le mani degli altri possono servire a tante altre belle cose, ma non a questo.

f. i.

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