vita

Sono nato l’otto febbraio del 1982, a Napoli, una delle più antiche metropoli del Mediterraneo, da cui ho ereditato culture millenarie. Napoli rappresenta il mistero più profondo della mia esistenza. E ho vissuto in diverse città europee e statunitensi, alla ricerca costante di una risposta ai tormenti tipici di ogni animo libero.
Ho iniziato a lavorare con le parole quando avevo dodici anni seguendo mio padre nelle redazioni dei giornali della mia città. Lavoravamo gratis. Regalavamo la nostra passione con l’abbondanza dei gamberi nelle nasse: non la potevamo contare, ma sentivamo bene il peso. Mio padre scriveva solo con gli indici, il rumore di quelle prime tastiere semi automatiche risuona ancora nella testa ogni volta che mi siedo alla scrivania. Sono cresciuto rifugiandomi nella lettura, amando autrici e autori che in un modo o nell’altro mi hanno cambiato la vita. Ho ereditato decine di libri in lingua originale da mio nonno, soprannominato lo scopritore d’America, emigrante in Venezuela, il paese in cui è nata e cresciuta mia madre. Da bambino giocavo a riscrivere il finale dei romanzi, leggevo le versioni in spagnolo o in francese e poi quella in italiano. Mi piaceva perdermi nelle infinite sfumature linguistiche che potevano rendere una stessa immagine.


Di quando rubavo libri
Riguardo a Napoli e alla mia infanzia ci sarebbero molti dettagli da rivelare. Ricordo tutto con una certa nitidezza, eppure mi rendo conto di aver passato tutto questo tempo a cercare di dimenticarmene. Ricordo le strade rumorose, rumori di gente e di cose, una vita in tumulto tra i banchi dei mercati, una musica fatta di note trascinate nelle ultime sillabe delle parole, la lotta contro il tedio quotidiano grazie a quel poco che gli altri bambini ed io possedevamo, la nostra bocca e le nostre mani. Napoli era così, una culla di forze umane e marine, e lo sentivi, bastava ascoltare in qualsiasi vicolo. Le tue ossa sapevano ascoltare, non le orecchie, e nemmeno il cuore, come si suol dire quando si cercano parti sconosciute del corpo e si dà loro quel nome. Erano le ossa, che si forgiavano con la musica delle strade buie tra i vecchi palazzi di Forcella, o all’ombra dei colossi del Centro direzionale, vetro e ferro a tonnellate.
La vita, per un bambino nella mia situazione, non si preannunciava molto rosea, non avrei avuto un corpo sano, longilineo, né i capelli forti e pieni di luce; non mi sarei nutrito con cibo di prima qualità, non avrei frequentato i centri sportivi, le squadre di pallanuoto o le palestre, né tanto meno le biblioteche. A Napoli, non sono mai riuscito ad andare in giro con un libro in mano, senza essere deriso o aggredito dagli altri bambini, perché gli altri bambini odiavano chi si ribellava alla rassegnazione.
È stato allora che ho incominciato a rifugiarmi nella lettura; leggevo le storie degli altri perché non mi piaceva la mia, con l’innocente illusione di poterne fuggire. La fuga è il sogno dei poveri. Mi procuravo i romanzi degli autori stranieri nel mercato di Resina, a Ercolano. Era un posto enorme, soprattutto per un bambino, potevo rimanerci per giornate intere. Ricordo che arrivavano queste balle enormi, piene di vecchi vestiti usati. All’interno dei vestiti, giacche e soprabiti tedeschi, uniformi americane, francesi, inglesi, si potevano trovare oggetti di qualunque genere, orologi, cartoline, penne stilografiche, occhiali, di proprietà di chi aveva indossato quei vestiti, inconsapevole che un giorno una massa informe di ragazzini li avrebbe ispezionati. Con l’avidità degli affamati ce li passavamo sulle nostre teste, gli altri cercavano soldi, io cercavo libri.

Marché de la brocante, Place Garibaldi, Nice – Foto: Marek Fogiel

Per me, soltanto sentire l’odore di quegli stracci, che in napoletano si chiamano pezze, era sufficiente a immaginare di partire un giorno. A volte, dentro le tasche dei vestiti c’erano vecchi libri consumati dall’abbandono, me ne appropriavo senza dovermeli contendere, era roba che si vendeva raramente, te li tiravano dietro per pochi spiccioli. Ero piccolo e sporco, passavo inosservato tra i banchi dei venditori che cantavano come galli, inventavano canzoni per attirare i clienti o per le belle ragazze che passavano. La donna era musa ispiratrice, pilastro portante di quella società. Portavo con me un sacchetto di tela rubato alle suore e lo riempivo con tutto quello che riuscivo a caricare sulle spalle: mi innamoravo delle copertine, come quelle vecchie copertine senza disegni delle primissime edizioni Molinard, prima ancora di conoscere il contenuto, ne sentivo il sapore e l’odore. Per me, leggere è stata dapprima un’attività fisica, il peso di quelle buste rubate nell’istituto era insopportabile, eppure nessuno mi obbligava a farlo, decidevo di testa mia; poi, è diventata un’attività mentale, non solo ho imparato a leggere, ma a farlo in varie lingue, bastava trovare lo stesso romanzo anche in italiano e fare il confronto pagina per pagina, frase per frase. Quando uscii dall’istituto, avevo diciott’anni ed ero pronto per andarmene a vivere in un altro Paese. Ecco, è così che sono arrivato in Francia.

(Un perfetto idiota, edizioni Il Foglio 2017)


Nizza, Rue Rossetti, 2018

Cosa scrivo e perché
Dopo gli studi universitari (una laurea in lingue pressoché inutile), ho deciso di partire definitivamente per gli Stati Uniti e ho fatto i mestieri più disparati: il lavapiatti, a Miami, il custode notturno (il lavoro che faccio tuttora), l’autista di un vecchio poeta cieco, a Siviglia, il cartello umano a San Diego, in California, il controllore di volo ad Alicante. Poi ho insegnato italiano e tenuto conferenze nelle università, ho lavorato a bordo di navi cargo e da crociera e visitato molti paesi, i Caraibi francesi e americani, le isole del Mediterraneo. Ho vissuto anche in Spagna, Uruguay e Argentina, alla continua ricerca di nuove storie. Ho cambiato tanti lavori e rinunciato a tante allettanti carriere. In altre parole, lavoro giusto per pagare l’affitto e andare avanti mese dopo mese, ma anche -e soprattutto- per imparare a raccontarlo. Forse le esperienze servono a questo, a raccontarle alle persone che ami e anche a quelle che ti odiano, per trasformare l’odio in amore.

Il mio legame con l’Italia è diventato col tempo un legame linguistico. A volte ho l’impressione di vivere nella lingua, che trasformo e investigo attraverso i miei personaggi. Scrivo perlopiù di antieroi, come il goffo commissario nemico delle istituzioni, Antonino Bellofiore, l’anziana prostituta e filosofa di strada, la Signorina Rosario Rossi, il vecchio poeta e marinaio Pancrazio Farabosc, o Gio Marealto, un cinico e sprezzante cardiologo che ha scoperto come funziona la meccanica dei sentimenti. Individui marginali che lottano per dare un senso alla loro esistenza e alle loro sfortune, e cercano a fatica uno spazio nel mondo, un mondo in cui “gli idioti possono rivelarsi i più geniali e astuti di tutti”.
Molte protagoniste dei miei romanzi sono donne, donne forti e indipendenti, rivoluzionarie, ma allo stesso tempo fragili e vittime delle società “fallocratiche e maschiliste”, come la pianista jazz Marie Dumas, Anne Deberly, eccentrica pittrice parigina, o Tanja Schwarz, donna di mare indomabile e irrintracciabile, o ancora, Camilla Fàa Gonzaga, la prima donna italiana ad aver scritto le sue memorie in prosa raccontando tutto ciò che il potere dell’uomo le ha portato via. Era il 1616, un atto di denuncia di incredibile attualità che ho provato a riscrivere in prima persona.

Alcuni miei libri sono stati pubblicati da bravi editori, appassionati e coraggiosi nell’investire su di me anche se non carico video demenziali su Youtube e non mi scatto foto con il sindaco uscente del mio paese. Altri sono diffusi gratuitamente da Articoli Liberi, una piccola associazione culturale nata dalla passione -e dalla follia- di un gruppo di amici, convinti, come me, che dopo essere stati stampati, i libri debbano essere messi davanti alle scuole, in quelle piccole casette di legno con le porticine anti pioggia, e i bambini e le bambine debbano avere libero accesso a tutte le copie che vogliono.

Sono contrario all’editoria a pagamento, non solo per una questione etica, ma per il totale caos che ha gettato su questo campo. E sono terrorizzato da qualcosa anche più grave: l’ego smisurato di molti miei colleghi, su cui fa leva la stessa eap e gran parte dell’apparato editoriale.

Una cosa che ho imparato è che uno scrittore dovrebbe sempre chiedersi il perché. Il perché dei bambini, quello che è nascosto dietro ogni cosa. Gli scienziati scoprono, i poeti sanno, i giudici giudicano. Il romanziere, casomai, investiga le ragioni di ciò che accade intorno a lui. Dopo aver pubblicato un libro mi piace infatti raccontare le ragioni per cui l’ho scritto. A pensarci bene, il perché di un romanzo è l’unica cosa che la critica non può spiegare razionalmente, è l’ultimo segreto che resta tra te e i tuoi lettori.
Scrivo perché non saprei cos’altro fare. Perché è così che mi hanno insegnato ad amare. Sono cresciuto in una città di narratori. A Napoli tutto è racconto, ciò che accade e ciò che potrebbe accadere. Qualsiasi fatto, anche il più banale e quotidiano, diventa una storia. È come se raccontare la vita la rendesse più affascinante, la allungasse.


La bellezza delle piccole cose
Amo la letteratura latinoamericana e il realismo magico. Ho tradotto per passione diversi romanzi di autori e autrici sudamericani. Tradurre ti insegna a scrivere con più modestia. Passo molto tempo a scrivere mentre lavoro come custode notturno. E nel lavoro che faccio oggi ritrovo la magia scoperta da bambino nei vecchi libri di mio nonno che conservo qui accanto a me.
Vivo in Francia da quando avevo vent’anni, fatta eccezione di alcuni anni trascorsi negli Stati Uniti e in altri paesi. Da circa un anno con la mia compagna e mia figlia ci siamo trasferiti in un paesino a circa un’ora da Lione. Dalla mia terrazza si vedono le montagne svizzere e gli uccellini. In piazza, qui vicino, c’è anche un distributore del latte fresco. Non ho uno smartphone, né un account social. Non ho neanche il televisore.
I miei romanzi e molti racconti sono ambientati tra Parigi, Nizza e Marsiglia, le città che conosco meglio. Scrivo i dialoghi nella lingua in cui nascono, perlopiù in francese, e poi mi auto traduco. Mi dedico con passione e costanza alla mia attività letteraria, scrivendo, ma soprattutto leggendo per almeno dieci ore ogni giorno, anzi, ogni notte. E riscopro di continuo la bellezza delle piccole cose insieme a una bambina meravigliosa che si chiama Matilda Iodice.


Le mani degli altri
Se hai intrapreso da poco questa carriera, mi sento di darti soltanto un consiglio: non fidarti di nessuno e continua a scrivere. Quando senti che non puoi farne a meno, quando tutto il resto non ha importanza e soprattutto quando senti di avere qualcosa da dire, dilla! Fregatene delle stronzate che ti racconteranno i faccioni della TV, delle regole che inventano nelle scuole di scrittura, delle misure che prendono con il metro a Dio solo sa cosa, e anche dei cattivi consigli di chi ti ama, perché, purtroppo, neanche chi ti ama può sapere qual è il solo consiglio che dovrebbe darti. Perché scrivere è un lavoro che ti obbliga a cercare le certezze solo nelle tue mani. Le mani degli altri possono servire a tante altre belle cose, ma non a questo.

f. i.


I miei libri
Nel coro dei cani sporchi, poesie, Eretica, 2019
I disinnamorati, Eretica, 2019
La meccanica dei sentimenti, Eretica, 2018
Matroneum, La storia eccezionale di Camilla Faà Gonzaga, Il Foglio, 2018
Un perfetto idiota, Il Foglio, 2017
Breve diálogo sobre la felicidad (ES), Biblioteca Nazionale d’Uruguay, 2014
La Catedral del Tango e altre storie, racconti, Articoli Liberi, 2014
Le api di ghiaccio, Lupo, 2014; poi Articoli Liberi 2018
Anne et Anne, in Nuova Antologia, Le Monnier, 2013, firmato come Frank Gallo; poi in L’intimo delle donne, Libreriamo, AA. VV, 2014
Acropolis, Articoli Liberi, 2012
La fabbrica delle ragazze, racconti, in riviste letterarie, firmati come Frank Gallo o Abraham Gal, 2006-2012; poi La zona Morta, 2019
Kindo, La folle vita di uno scrittore, Voltare Pagina, 2011
Lo scopritore d’America, Poligraf, 2002

Traduzioni
El Misterio de Santa Caterina (ES), AA. VV, Articoli Liberi/Augusta University, Augusta, 2019
Les désamoureux (FR), traduzione di Félicia Lignon, Les Lys Bleu éditions, Parigi, 2019
A perfect idiot (EN), autotradotto, Articoli Liberi/PRA Publishing, Nizza, 2018
Brief Dialogue on Happiness (EN), autotradotto e autopubblicato, distribuzione gratuita, Tallahassee, 2017
Breve dialogo sulla felicità, autotradotto e autopubblicato, distribuzione gratuita, Nizza, 2014

2 pensieri riguardo “vita

  1. Con la modestia che lo caratterizza, Frank ci sta dando una lezione di vita.
    Sono fortunato ad averlo come amico.

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