Bio

Sono nato a Napoli, una delle più antiche metropoli del Mediterraneo, da cui ho ereditato culture millenarie; Napoli rappresenta per me il mistero più profondo della mia esistenza. E ho vissuto in diverse città europee e statunitensi, alla ricerca costante di una risposta ai tormenti tipici di ogni animo libero.

Ho iniziato a lavorare con le parole quando avevo dodici anni seguendo mio padre nelle redazioni dei giornali della mia città; si lavorava quasi gratis, si regalava la propria passione con l’abbondanza dei gamberi nelle nasse: non si poteva contare, ma si sentiva bene il peso. Mio padre scriveva solo con gli indici, il rumore di quelle prime tastiere semi automatiche risuona ancora nella testa ogni volta che mi siedo alla scrivania. Sono cresciuto rifugiandomi nella lettura, amando autrici e autori, soprattutto sudamericani, che in un modo o nell’altro mi hanno cambiato la vita, e coltivando e pianificando l’idea della fuga da quello che nel mio ultimo romanzo definisco Ingranaggio.

Così, dopo gli studi universitari, ho deciso di partire per gli Stati Uniti e ho gettato nell’immondizia i certificati e gli attestati ottenuti con tanta fatica. Ho fatto i mestieri più disparati, il lavapiatti, il guardiano notturno, l’autista di un poeta cieco, tutte sperimentazioni, esperienze utili per raccontare la vita vera. Ho lavorato anche a bordo di navi cargo e da crociera, e visitato molti paesi alla continua ricerca di nuove storie. Il mio legame con l’Italia è diventato col tempo un legame linguistico: a volte ho l’impressione di vivere nella lingua, che trasformo e investigo attraverso i miei personaggi.

Scrivo perlopiù di anti eroi, come il commissario plurirattoppato e nemico delle istituzioni, Antonino Bellofiore; l’anziana prostituta e filosofa di strada, la Signorina Rosario Rossi; il vecchio marinaio Pancrazio Farabosc, scappato dalla casa di riposo a ottantasei anni; o il dottor Giovanni Marealto, un cinico e sprezzante cardiologo che ha scoperto come funziona “la meccanica dei sentimenti”… Individui marginali che lottano per dare un senso alla loro esistenza e alle loro sfortune, e cercano a fatica uno spazio nel mondo, un mondo in cui gli idioti possono rivelarsi i più geniali e astuti di tutti. Perché non è mai troppo tardi per rimediare a qualsiasi tragedia personale, benché nel romanzo e nella vita reale tutto sia destinato a finire.

Vivo tra la Francia e gli Stati Uniti da quasi vent’anni, da quando gli amici e i familiari hanno iniziato a chiamarmi Frank e ho iniziato a firmare così i miei primi libri. Dieci dei miei romanzi e molti racconti sono ambientati a Parigi, Nizza e Marsiglia. Mi dedico con passione e costanza alla mia attività letteraria, scrivendo e leggendo almeno dieci ore ogni giorno (beh, ogni notte), e riscopro di continuo la bellezza delle piccole cose insieme a una bambina meravigliosa, che si chiama Matilda Iodice.

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Se hai intrapreso da poco questa carriera, mi sento di darti soltanto un consiglio: non fidarti di nessuno e continua a scrivere. Quando senti che non puoi farne a meno, quando tutto il resto non ha importanza e soprattutto quando senti di avere qualcosa da dire, dilla!, fregatene delle stronzate che ti racconteranno i faccioni della TV e i loro seguaci, delle regole che inventano nelle scuole di scrittura, delle misure che prendono con il metro a Dio solo sa cosa, e anche dei cattivi consigli di chi ti ama, perché, purtroppo, neanche chi ti ama può sapere qual è il solo consiglio che dovrebbe darti. Perché scrivere è un lavoro che ti obbliga a cercare le certezze solo nelle tue mani. Le mani degli altri possono servire a tante altre belle cose, ma non a questo.

f. i.

Un pensiero riguardo “Bio

  1. Con la modestia che lo caratterizza, Frank ci sta dando una lezione di vita.
    Sono fortunato ad averlo come amico.

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