La nuova Biblioteca 0-18 nasce a Cuneo

Il 31 marzo sarà inaugurata a Cuneo la Biblioteca 0-18, uno spazio unico dedicato ai bambini e ai ragazzi. Avrà sede nell’antico palazzo Santa Croce, ex ospedale della città e sarà una fusione della “Biblioteca dei Bambini e dei Ragazzi” di via Cacciatori delle Alpi, e la Biblioteca del “Progetto Adolescenti” gestita dall’Associazione “Amici delle Biblioteche e della Lettura”.

Una lettura nella Biblioteca per Ragazzi di Cuneo
Una lettura nella Biblioteca per Ragazzi di Cuneo

Lo spazio dedicato ai più piccoli, fino ai 4 anni, sarà arredato con grandi tappeti colorati e sedie e banchi “su misura”; ospiterà laboratori, letture e proiezioni. Le mamme e i papà avranno un “angolo relax” tutto per loro. Nelle aree dedicate alle altre fasce di età, gli ambienti saranno strutturati diversamente in modo da infondere nei ragazzi non solo l’amore per la lettura ma soprattutto quella sensazione di intimità riscoperta grazie ai libri stessi.

Al piano terra, 5 sale destinate alle esposizioni contemporanee; al primo piano, la biblioteca; al secondo piano, i fondi antichi della Biblioteca civica; e al terzo, un museo. Fondamentali per la riabilitazione dell’antico edificio Santa Croce, i fondi del Piano Integrato di Sviluppo Urbano e il lascito testamentario di Giulio e Vanna Ferrero.

L’apertura al pubblico è prevista per il 1 aprile. Le altre città italiane sono invitate a seguire l’esempio di Cuneo e dedicare maggiore spazio e risorse alla lettura, il patrimonio più prezioso che ci rimane per reagire e comprendere le attuali politiche di anti cultura.

La politica dell’odio che ci sta dividendo

Secondo la Amnesty International, il 2016 è stato il peggiore dagli Anni ’30 in termini di politiche definibili “noi contro loro”, in altre parole di retoriche populiste di politici che fanno gli interessi di gruppi ristretti ai danni della popolazione. Nel rapporto annuale, appena pubblicato, il Segretario Generale Salil Shetty ha dichiarato “Non possiamo più contare sui governi per proteggere i diritti umani, siamo noi a dover agire.”

Le politiche dell’odio, di cui ho già parlato, ci stanno dividendo, stanno infondendo in noi la convinzione che esistano cittadini di prima e di seconda classe, e che i confini geografici corrispondano ai confini razziali, linguistici o addirittura politici e religiosi. Continuare ad ascoltare la propaganda dei personaggi che affollano lo scenario politico attuale equivale a un suicidio, un suicidio del nostro intelletto e della nostra capacità di reagire, come cittadini e come esseri umani contro chi calpesta i diritti umani in nome della “sicurezza nazionale”, come sta succedendo negli Stati Uniti, ma anche in molti paesi europei. “Una politica aggressiva e divisoria è stata la base della retorica trumpista durante la campagna elettorale Usa, ma questa narrativa dell’odio, della paura e della divisione”, leggiamo sul rapporto della Amnesty International,” è stata adottata da molti altri paesi europei e del resto del mondo.”

La rana più piccola al mondo ci spiega come ci estingueremo

In una remota regione dell’India, nelle Western Ghats Mountains, un gruppo di scienziati ha scoperto una specie di rana piccola come la punta di un dito. La ricerca è durata 5 anni ed è stata pubblicata martedì sul Peer J Medical Sciences Journal. La Rana Notturna Indiana, che ha origini molto antiche, tra i 70 e gli 80 milioni di anni, ha misteriosamente deciso di riapparire e dire la sua sulla nostra evoluzione. Ascoltiamo direttamente dalla sua bocca quello che la ranocchietta mi ha raccontato quando gli scienziati me l’hanno presentata l’altra sera a casa mia…

Rana notturna indiana, risalente a 70 milioni di anni fa
La Rana Notturna Indiana, nata 70 milioni di anni fa, ha dichiarato che la specie umana si estinguerà molto presto.

Allora ranocchietta, ci vuoi raccontare cosa facevi di bello 70 milioni di anni fa? Me la spassavo, c’erano mosche in abbondanza e non esistevano ancora i pesticidi della Monsanto. E adesso, come mai hai deciso di saltare fuori, dopo tanto tempo?, dove sei stata?, che cosa hai fatto per tutti questi anni? Mi sono nascosta e ho osservato gli esseri umani, ho avuto un sacco di secoli per studiare la vostra evoluzione, mentre vi illudevate di essere l’animale più intelligente, noialtre vi abbiamo analizzato a fondo. E cosa avete dedotto? Che non solo non siete i più intelligenti, ma se guardiamo gli avvenimenti storici che vi siete lasciati via via alle spalle, capiamo che siete quasi certamente destinati all’estinzione. Estinzione?! Di più, all’auto estinzione. Che significa, ranocchietta, non capisco? Significa che l’essere umano è l’unica specie animale che non impara dai propri errori e continua a perpetrarli generazione dopo generazione; una volta convivevamo in armonia, ognuno era fedele alla propria natura e ammetteva i suoi limiti rispettando se stesso e gli altri, poi siete arrivati voi che -lo dovete ammettere- siete abbastanza ottusi in confronto per esempio al polipo. Cosa c’entra il polipo? Il polipo c’entra sempre, se non si è evoluto come voi non è perchè è meno intelligente, ma solo per una questione di anni di vita, altrimenti oggi ci sarebbero loro al posto vostro nei parlamenti o alla casa bianca. Lasciamo perdere, non farebbe molta differenza. Ad ogni modo, quando voi siete arrivati avete iniziato a distruggere tutto ciò che vi trovavate davanti, vegetazione, animali, fiumi, montagne, con l’arroganza di credervi i migliori sulla terra, tanto che noialtre ci siamo dette, cazzarola, se questi continuano così, tra un paio di milioni di anni non sarà rimasto un bel nulla! E invece? Invece qualcosa è rimasto, a pensarci bene, ed è per questo che siamo tornate in superficie e io adesso ti sto rilasciando questa intervista (Dimentichi le larve e le zanzare che ti sei fatta promettere. È vero, a parte le zanzare). Ma ti prego, ranocchietta, dimmi cosa si è salvato dalla nostra  arroganza! Mi dispiace Frank, si tratta di qualcosa che devi scoprire da solo, anzi, se adesso te lo dicessi, rovinerei anche quello…

Il 51% degli italiani ha paura

L’ultimo sondaggio sull’immigrazione dai paesi islamici rivela che il 51% degli italiani è favorevole al blocco del flusso migratorio. Si tratta di un sondaggio fatto prima dell’emanazione del cosiddetto Muslim Ban di Trump, eppure si basa sullo stesso principio: chiudere le porte di casa nostra perché abbiamo paura del vicino. A questo punto la domanda che mi pongo è: chi ci ha insegnato ad avere paura?

Ce lo hanno detto i telegiornali, che mettono in prima pagina casi isolati di violenze, oppure i leader politici che confondono la lotta contro le associazioni parassitarie che sfruttano l’immigrazione con l’immigrazione stessa. Oppure è un’idea che ci siamo fatti da soli ascoltando racconti e dicerie passati di bocca in bocca.

Le manifestazioni di protesta che il decreto trumpista ha scatenato ci stanno dimostrando che per fortuna non tutti si sono fatti influenzare dalle politiche dell’odio. Molti cittadini e cittadine sono ancora capaci di porsi queste domande fondamentali prima di puntare il dito contro i migranti e ridurre questa complicata strategia geopolitica a una questione di sicurezza personale o addirittura nazionale. Ma la storia ci insegna che i flussi migratori non sono mai stati un pericolo. Migrazione in un paese civile e democratico vuol dire ricchezza.

Nei decenni scorsi, fin dagli anni ’80 forse, chi arrivava dall’Africa in cerca di lavoro era vittima di un grosso stereotipo in Italia. Ci hanno insegnato il termine “vucumprà” e ci hanno illusi che l’Africa fosse un paese di mendicanti e disperati. Ma sappiamo tutti che non è così, e lo sappiamo perché qualcuno ha protestato contro gli stereotipi imposti dai media e ha esatto la verità.

Oggi sta succedendo esattamente lo stesso. I media e la cattiva politica ci stanno insegnando a odiare, ci stanno costringendo a barricarci dietro muri costruiti con gli introiti tra grosse potenze, e ci stanno illudendo che degli esseri umani siano migliori di altri. Io non so come definire tutto questo se non con una sola parola: razzismo.

Per le stesse ragioni, non comprendo il motivo per cui non abbiamo il coraggio di protestare contro le amministrazioni che vedono nei migranti, da un lato dei potenziali voti, e dall’altro dei capri espiatori da utilizzare per le proprie retoriche populiste.

Tallahassee marcia contro il Muslim Ban

img_2192Mentre da Seattle arriva la notizia che il giudice James Robart e’ riuscito a far bloccare temporaneamente l’ordine esecutivo del presidente Trump, che vieta l’ingresso negli Stati Uniti ai cittadini provenienti da sette paesi a maggiornaza islamica, anche i cittadini di Tallahassee hanno fatto sentire la propria voce e hanno marciato contro il Muslim Ban. Un decreto anticostituzionale da tutti i punti di vista.

img_2188I numeri riportati dai giornali locali, come il Tallahassee Democrat, non sono ancora precisi, si parla di centinaia di manifestanti, ma dalle fotografie che ho scattato sembra che a marciare dalla Florida State University allo State Capitol ce ne fossero molti di piu’.

Ai microfoni e ai megafoni si sono alternati img_2217diversi esponenti dei movimenti studenteschi, tra cui l’Unione musulmana della Fsu; l’Associazione studentesca Iraniana; la Comunita’ Lgbt; e l’Islamic Center of Tallahassee.

Tutti hanno sottolineato alcuni principi fondamentali, talmente scontati che l’attuale amministrazione sembra essersene dimenticata: l’America e’ un paese costruito dagli immigrati, sono stati questi ad averla fatta great, e senza di loro non sarebbe la potenza che si vanta di essere in tutto il mondo.

Muslim Ban: Ricercatore della Florida State University bloccato in Iran

L’ordine esecutivo firmato da Donald Trump il 27 gennaio impone il divieto di ingresso negli Stati Uniti ai cittadini di sette paesi a maggioranza musulmana.

Official Iranian Student Association at FSU
Official Iranian Student Association at FSU

Gholamreza è un ricercatore di origini iraniane, impiegato presso la Florida State University da più di 3 anni. Il 15 novembre Reza è partito per l’Iran per il funerale di suo padre e adesso è bloccato lì. Le autorità aeroportuali gli hanno impedito di rientrare a casa. Infatti Trump ha dato ordine di sospendere anche i visti di coloro che già vivono e lavorano regolarmente negli USA. Oltre a svolgere in maniera eccellente il suo lavoro e partecipare a numerose conferenze in diversi stati, in questi 4 anni Reza ha messo su famiglia e in questo momento sua moglie è qui a Tallahassee da sola.

Il Preside della Florida State University, John Thrasher, ha espresso in un comunicato ufficale il sostegno agli studenti appartenenti ai paesi che sono stati inclusi nella nuova “policy sull’immigrazione”. E ha sottolineato le caratteristiche che fanno di questa università un luogo di accoglienza e di pari opportunità, a prescindere dalle origini, dalla razza e dal credo. È stato proprio Thrasher ad annunciare la notizia sulla pagina del Center for Global Engagement: “Abbiamo 60 studenti provenienti da questi sette paesi, tra i quali molti sono iraniani; [Reza] è l’unico che si trovava all’estero al momento dell’approvazione del decreto.”

Dennis Schnittker, un portavoce dell’Università, ha dichiarato al Tallahassee Democrat che “stiamo facendo tutto il possibile per garantire supporto a questo studente dal punto di vista accademico e per facilitare il suo rientro negli Stati Uniti.”

Oggi pomeriggio, nel Globe Auditorium, si è tenuto un meeting a porte chiuse tra il Preside Thrasher e i membri dell’Associazione studentesca iraniana della Florida State. Lo scopo dell’ncontro era di scoprire come le sue parole di solidarietà saranno trasformate in azioni pratiche. Thrasher ha infatti sostenuto di aver scritto alla segreteria del Department of Homeland Security per denunciare l’accaduto.

Ho incontrato Farzad Ferdowsi, uno dei responsabili dell’associazione, il quale ha confermato la preoccupazione di decine di studenti che in questo momento non sanno se il decreto sarà prolungato e hanno paura di lasciare gli Stati Uniti.

Nel frattempo crescono le tensioni anche in altre città. Trump ha minacciato di tagliare i fondi statali all’università di Berkeley, dopo la violenta protesta e l’incendio di giovedì che hanno impedito la conferenza di Milo Yiannopoulos, del Breitbart News (un giornale di estrema destra).

Firmato l’ordine esecutivo per bloccare l’ingresso di musulmani negli Stati Uniti: Sicurezza nazionale, un paio di palle

Molto fruttuoso l’incontro al vertice con la Premier populista inglese, Theresa May, in seguito al quale il nostro beneamato presidente ha vietato l’ingresso ai rifugiati per 120 giorni; e bloccato i visti ai cittadini di sette paesi (secondo lui pericolosi), Siria, Iran, Iraq, Yemen, Libia, Sudan e Somalia. Per tre mesi anche coloro che posseggono una Visa non potranno mettere piede in questo meraviglioso paese, il paese delle opportunità, della meritocrazia e del benessere.

In realtà, sotto la dittatura trumpista, gli Stati Uniti riveleranno la natura razzista che in molti tenevano nascosta e adesso può essere leggittimata grazie alla retorica del terrore e della paura.

Siamo davvero così stupidi da credere che un atto terroristico venga eseguito da individui barbuti arrivati da fuori con la mappa coi puntini rossi nella borsa e una bomba allacciata alla cintura? Avrebbe dovuto leggere meglio i giornali francesi, il signor presidente, per capire che gli attentati e gli atti terroristici avvenuti in Francia negli ultimi due anni sono stati portati a termine da estremisti (o simpatizzanti tali) che già vivevano nel paese, anzi, erano proprio francesi. Anche negli Stati Uniti, l’attentato di Orlando, per fare un esempio, è stato eseguito da un cittadino americano.

Forse il sogno a stelle e strisce non può essere sporcato da altri colori? I simpatizzanti di Trump sono convinti che questo sia bianco e basta. Altra data storica, signore e signori: da oggi quella fetta sempre più consistente di cittadinanza insoddisfatta, repressa, delusa e incattivita (e non parlo solo degli Stati Uniti) potrà finalmente dare libero sfogo a comportamenti anti-democratici di chiusura e palesemente razzisti. Scurezza nazionale, un paio di palle.