Muslim Ban: Ricercatore della Florida State University bloccato in Iran

L’ordine esecutivo firmato da Donald Trump il 27 gennaio impone il divieto di ingresso negli Stati Uniti ai cittadini di sette paesi a maggioranza musulmana.

Official Iranian Student Association at FSU
Official Iranian Student Association at FSU

Gholamreza è un ricercatore di origini iraniane, impiegato presso la Florida State University da più di 3 anni. Il 15 novembre Reza è partito per l’Iran per il funerale di suo padre e adesso è bloccato lì. Le autorità aeroportuali gli hanno impedito di rientrare a casa. Infatti Trump ha dato ordine di sospendere anche i visti di coloro che già vivono e lavorano regolarmente negli USA. Oltre a svolgere in maniera eccellente il suo lavoro e partecipare a numerose conferenze in diversi stati, in questi 4 anni Reza ha messo su famiglia e in questo momento sua moglie è qui a Tallahassee da sola.

Il Preside della Florida State University, John Thrasher, ha espresso in un comunicato ufficale il sostegno agli studenti appartenenti ai paesi che sono stati inclusi nella nuova “policy sull’immigrazione”. E ha sottolineato le caratteristiche che fanno di questa università un luogo di accoglienza e di pari opportunità, a prescindere dalle origini, dalla razza e dal credo. È stato proprio Thrasher ad annunciare la notizia sulla pagina del Center for Global Engagement: “Abbiamo 60 studenti provenienti da questi sette paesi, tra i quali molti sono iraniani; [Reza] è l’unico che si trovava all’estero al momento dell’approvazione del decreto.”

Dennis Schnittker, un portavoce dell’Università, ha dichiarato al Tallahassee Democrat che “stiamo facendo tutto il possibile per garantire supporto a questo studente dal punto di vista accademico e per facilitare il suo rientro negli Stati Uniti.”

Oggi pomeriggio, nel Globe Auditorium, si è tenuto un meeting a porte chiuse tra il Preside Thrasher e i membri dell’Associazione studentesca iraniana della Florida State. Lo scopo dell’ncontro era di scoprire come le sue parole di solidarietà saranno trasformate in azioni pratiche. Thrasher ha infatti sostenuto di aver scritto alla segreteria del Department of Homeland Security per denunciare l’accaduto.

Ho incontrato Farzad Ferdowsi, uno dei responsabili dell’associazione, il quale ha confermato la preoccupazione di decine di studenti che in questo momento non sanno se il decreto sarà prolungato e hanno paura di lasciare gli Stati Uniti.

Nel frattempo crescono le tensioni anche in altre città. Trump ha minacciato di tagliare i fondi statali all’università di Berkeley, dopo la violenta protesta e l’incendio di giovedì che hanno impedito la conferenza di Milo Yiannopoulos, del Breitbart News (un giornale di estrema destra).

Un perfetto idiota

Sta per uscire il mio nuovo romanzo, Un perfetto idiota, per le Edizioni Il Foglio, di Gordiano Lupi. Se ti va, scrivi una recensione su Amazon o da qualche altra parte.copertina-un-perfetto-idiota_iodice

Marsiglia, un gruppo di minori affidato a un custode notturno, totalmente inesperto; sua moglie, che resta sveglia ogni notte ad aspettarlo; una bambina di sei anni, che si affeziona a lui e farà di tutto per restargli accanto; una giovane educatrice, che decide di cambiare vita e si lascia coinvolgere in un riciclaggio di denaro e azioni bancarie; e una vecchia prostituta argentina, che rivive la sua storia d’amore con il suo primo fidanzato, nel frattempo diventato parroco. Un romanzo sul peso del giudizio: una storia d’amore tra un uomo, una donna e una bambina.

“Lo zainetto di Odette era uno zainetto da grandi, non c’erano dinosauri, balene, né tutta quella roba per bambini, e lei lo sapeva perché lo trattava come una donna adulta tratta la sua borsa, con la noia verso qualcosa da trascinarsi sempre addosso e la devozione per un oggetto magico che contiene tutti i suoi segreti. Era bianco, si chiudeva con un laccio, quindi dovevi anche saper fare il nodo, e non un nodo qualsiasi che si impara a cinque anni, con le due farfalline che si incrociano, ma uno abbastanza forte da allacciare e slacciare tutte le volte che ti pare senza che si ingarbugli. E comunque, anche quando si ingarbugliava e si creavano più nodi uno dentro l’altro, Odette aveva la sua tecnica per scioglierli tutti. A me, non l’ha mai spiegata.”

Firmato l’ordine esecutivo per bloccare l’ingresso di musulmani negli Stati Uniti: Sicurezza nazionale, un paio di palle

Molto fruttuoso l’incontro al vertice con la Premier populista inglese, Theresa May, in seguito al quale il nostro beneamato presidente ha vietato l’ingresso ai rifugiati per 120 giorni; e bloccato i visti ai cittadini di sette paesi (secondo lui pericolosi), Siria, Iran, Iraq, Yemen, Libia, Sudan e Somalia. Per tre mesi anche coloro che posseggono una Visa non potranno mettere piede in questo meraviglioso paese, il paese delle opportunità, della meritocrazia e del benessere.

In realtà, sotto la dittatura trumpista, gli Stati Uniti riveleranno la natura razzista che in molti tenevano nascosta e adesso può essere leggittimata grazie alla retorica del terrore e della paura.

Siamo davvero così stupidi da credere che un atto terroristico venga eseguito da individui barbuti arrivati da fuori con la mappa coi puntini rossi nella borsa e una bomba allacciata alla cintura? Avrebbe dovuto leggere meglio i giornali francesi, il signor presidente, per capire che gli attentati e gli atti terroristici avvenuti in Francia negli ultimi due anni sono stati portati a termine da estremisti (o simpatizzanti tali) che già vivevano nel paese, anzi, erano proprio francesi. Anche negli Stati Uniti, l’attentato di Orlando, per fare un esempio, è stato eseguito da un cittadino americano.

Forse il sogno a stelle e strisce non può essere sporcato da altri colori? I simpatizzanti di Trump sono convinti che questo sia bianco e basta. Altra data storica, signore e signori: da oggi quella fetta sempre più consistente di cittadinanza insoddisfatta, repressa, delusa e incattivita (e non parlo solo degli Stati Uniti) potrà finalmente dare libero sfogo a comportamenti anti-democratici di chiusura e palesemente razzisti. Scurezza nazionale, un paio di palle.

‘Fatta l’Italia, bisogna fare gli italiani’, La nostra crisi morale e le sue origini storiche

italianiVito Gennaro Gallo, soprannominato “lo scopritore d’America”, mio nonno, di ritorno dal Venezuela nel 1960, deluso dal degrado morale in cui versava gran parte della popolazione, nonostante il cosiddetto miracolo economico del dopoguerra, disse ai suoi familiari che lo accolsero al porto di Genova: “Italiani, figli senza padri…” Per dare un’interpretazione obiettiva alla frase di mio nonno e a quella ben più nota di Massimo d’Azeglio, “Fatta l’Italia, bisogna fare gli italiani”, mi tocca iniziare proprio dall’Italia post unitaria e da quello che Emilio Gentile ha definito “Il tradimento dei padri fondatori.”

Se è vero che il Risorgimento fu concepito con lo scopo di liberare gli italiani da secoli di servilismo, ignoranza, povertà, scopriremo che è pur vero che questi ideali di rinascita trovarono acchito soprattutto nei salotti intellettuali, sin dalla metà del secolo precedente, il secolo dei lumi, sulla scia del pensiero illuministico francese, ma non con la stessa intensità sulle banchine del porto di Napoli o nei mercati rionali di Palermo, dove le preoccupazioni erano ben altre, prima di tutte, sopravvivere alla fame e alla miseria.

Incominciando questa piccola analisi proprio a partire dai primi anni post-unitari, ovvero, dagli ultimi due ventenni del 1800, scopriremo anche che non c’è stata una progressiva unificazione del popolo, come si aspettavano gli storici dell’epoca, impegnati a dipingere la vicenda risorgimentale con figure eroiche; statue e monumenti saranno eretti in loro onore, tutti stranamente d’accordo su un’unica visione dell’Italia. E capiremo infine che, proprio perché i diversi protagonisti dell’Unità non potevano e non volevano essere d’accordo su tutto ciò che accadde, questa ricostruzione degli storici sarà la prima grande bugia nazionale con la quale dovremo confrontarci.

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Due milioni e mezzo di persone manifestano contro Donald Trump in tutto il mondo

*Aggiornato il 22 Gennaio

Dopo la Womens March a Washington, nata dall’invito di una singola donna, Teresa Shook, un invito accolto in pochissimo tempo da piu’ di 500.000 persone, contemporaneamente in 300 Paesi si sono svolte manifestazioni e marce contro Trump. Due milioni e mezzo di manifestanti si rifiutano di accettare alla guida di uno dei Paesi più potenti del mondo un uomo che ha insultato le donne, i musulmani, gli immigrati, i disabili, i neri o chiunque si sia interposto tra lui e il potere assoluto che agogna.

womensmarchwashingtonProprio a Washington, nel 1963, Martin Luther King ha cambiato le sorti del mondo con quelle parole che ancora oggi ci ripetiamo quando lottiamo contro le intolleranze e il razzismo, o contro l’arroganza leggittimata grazie a personaggi con i capelli tinti e le mogli di plastica.

Unendomi alle proteste di tutte le donne che lottano per la difesa dei loro diritti, ai gruppi per la difesa dei diritti umani che hanno supportato le manifestazioni, ai personaggi televisivi e del cinema che ne diventeranno i fortunati testimonial, mi auguro che nessuna di queste centinaia di migliaia di persone si lasci distrarre un giorno dal fumo usato dai Media al servizio di Trump o dagli esperti di marketing e tecnologia.

Nella lotta quotidiana per il rispetto dell’Essere Umano, c’è una prima fase in cui tali individui hanno la meglio perché il potere della propaganda ha sempre schiacciato quello dell’animo umano, ma solo all’inizio. Dopo, tutti riusciamo ad aprire gli occhi e capire quello che sta succedendo. Come oggi.

Il 21 gennaio 2017 non sarà ricordato come “il giorno in cui il potere è ritornato nelle mani del popolo”, come ha dichiarato Trump nel suo discorso dall’alto contenuto populista, farcito da promesse degne dei discorsi di certi altri personaggi nostrani che si guadagnano così la fiducia di cittadini stanchi e frustrati. Il 21 gennaio 2017 sarà invece ricordato come il giorno in cui due milioni e mezzo di persone hanno fatto sentire la propria voce dimostrando di essere ancora in grado di pensare con la propria testa.

La politica del maiale

donald junior trump
Donald Trump colto in un momento di raccoglimento

A causa di un imprevisto scambio di cabine, gli interpreti si sono sbagliati a inviarmi la traduzione del discorso di insediamento di Trump (nel ritratto a sinistra). Per rimediare, mi sono affidato a un traduttore automatico, ma non garantisco nulla!, l’inglese è una lingua così difficile, e io non sono ancora capace di cogliere tutte le sfumature usate da una persona così colta e preparata.

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L’uomo molto intelligente 

La camera dell'uomo molto intelligente
La camera dell’uomo molto intelligente

Ieri sera stavo bevendo un bicchierino nel bar davanti alla chiesa, ascoltavo il rumore forte delle cicale. La fila di alberi sul viale sembrava una fila di becchini o di preti. Bisogna premettere che, alla mia età, non dovrebbero sorprendermi più né l’una né l’altra categoria, per questo il bicchierino che bevevo al bar aveva il gusto amaro delle certezze, simile a quello dell’ostinata voglia di sbagliarsi.

L’uomo molto intelligente è entrato nel bar dopo di me, forse mi aveva seguito e non me ne ero accorto, oppure ero stato io a seguire lui come fanno gli inseguiti che in realtà sono i più spudorati inseguitori. Tutte le sere, nel bar di fronte alla chiesa, si confondono le due specie di uomo e non sai mai di quale delle due fai parte. L’uomo molto intelligente era vecchio, aveva un paio di occhiali rotondi come quelli dei preti o dei becchini che disseppelliscono i morti. Aveva un ombrello chiuso e bagnato perché il sudore che ti bagna la faccia sembra sempre bagnarti ogni altra cosa che c’è al di sotto. Da mesi in questo paese non piove neanche per sbaglio, neanche se per errore la pioggia del paese accanto finisse qui, eppure c’è gente che va in giro con un ombrello bagnato come quello dell’uomo molto intelligente che ho incontrato e che, dopo il terzo bicchiere, mi ha parlato più o meno così: «Scusi lei».

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