Romanzi

Un perfetto idiota, edizioni Il Foglio, Piombino 2017 (Tradotto in inglese da Jessica Levine)

Odette ha sei anni, occhi azzurri e un sorrisetto che non riesci a toglierti dalla testa. Vive in una casa di affidamento di un paesino nel sud della Francia, in attesa di nuovi genitori, quando incontra un custode notturno e lo sceglie come papà. Meli Montreux, l’assistente sociale che si occupa di Odette, decide di cambiare vita e si lascia coinvolgere in un riciclaggio di denaro e azioni bancarie. In Italia incontrerà una vecchia prostituta argentina, Rosario Rossi, che ha una filosofia di vita tutta sua. Rosario aiuterà la giovane Meli a ritrovare la sicurezza in sé stessa, e a sua volta rincontrerà il suo primo fidanzato, don Vito Palladino, nel frattempo diventato un parroco irriverente nei confronti della Chiesa di cui è un indegno rappresentante.

Tutti i personaggi sono stralunati, ma sono anche orfani o abbandonati. La piccola e saggia Odette – doti di investigatrice e una sete di vivere pari a quella del gatto randagio che porta sempre nello zaino – custodisce informazioni che salveranno tutti loro.

Una storia sul peso del giudizio e il senso del nostro posto nel mondo, un mondo in cui l’idiota può rivelarsi il più geniale e astuto di tutti.

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La Catedral del tango, racconti, Buenos Aires 2014

“Era tardi, non si aspettavano di vederci arrivare. Ma era colpa nostra, non avevamo avvisato. Mangiavano carne e bevevano whisky uruguaiano. Pablo e la sua ragazza sono spariti subito, io mi sono gettato sulla mia poltrona rossa, non c’erano vite passate su quella poltrona, soltanto quelle che ho cercato ogni volta che mi ci sedevo e scrivevo roba del genere, Eda Simeone lo sapeva, ha tolto le loro borse per farmi stare più comodo. Da quanto tempo sei in Uruguay?, mi ha chiesto. Conosceva la risposta, cercava soltanto una conferma nelle mie mani. Quando ti guardano le mani, è peggio che guardarti negli occhi, perché le mani hanno più occhi, questo è sicuro, lo sanno tutti, anche quelli che non hanno né mani né occhi. Io, per il momento, stavo provando a dare le risposte che la cara Eda cercava, senza rivelare quello che pensavo. Sono gli occhi quelli che pensano, noi non c’entriamo nulla, e ogni volta che ci proviamo – a pensare – facciamo un disastro! Da quanto tempo, allora? Da quanto tempo sono qui, su questa sedia?, o qui, in Uruguay? Tutti hanno riso, ero bravo a far ridere la gente, il destino di un pagliaccio al servizio del popolo, ecco, c’era questo e poco più nella poltrona rossa. Da un paio di mesi, ho risposto, era facile, bastava dire un paio di mesi, e invece l’ho guardata, ho guardato Michelle negli occhi e ho aggiunto: non so quanto tempo rimarrò. Perché ho guardato Michelle negli occhi e ho detto: non so quanto tempo rimarrò?

La carne calda nei loro piatti profumava di carbone, il fumo che usciva dalla bocca era denso come quello di una sigaretta, fumavano e mangiavano. Il rumore dei piatti e dei bicchieri era forte, sembrava che mangiassero quelli. Lei mi ha sorriso e mi ha chiesto qualcosa senza parlare. Dopo un po’ di anni passati a fare questo mestiere, succede che impari a riconoscere subito le domande, non quelle fatte per cercare conferme come quella di Eda, ma per altri motivi che il linguaggio umano non è in grado di tradurre.”

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Le api di ghiaccio, Lupo editore, Lecce 2014

Nel giorno del suo ottantaseiesimo compleanno, Pancrazio Farabosc, un arzillo ex marinaio, scappa da una clinica per folli e s’imbarca clandestinamente sull’Angelica, una nave cargo diretto in Africa.

Il direttore della clinica, lo psichiatra Marcel Fontaine, su insistenza della sua collaboratrice, Sophie, figlia di Pancrazio, decide di partire alla ricerca dell’anziano paziente. Il suo viaggio si rivelerà un intricato percorso nella mente umana e nei suoi meandri più reconditi.

Nel frattempo, la giovane e incauta Sophie Farabosc si caccerà in non pochi pasticci cui dovranno far fronte insieme. Anche Sophie è un po’ folle, ma è soprattutto una donna intraprendente, coraggiosa, pronta a qualsiasi prova pur di ritrovare suo padre. Le sue avventure confermeranno al dottor Fontaine che l’amore è la più efficace delle medicine.

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I disinnamorati, Nizza 2013 (Tradotto in francese da Félicia Lignon)

I disinnamorati provano invano a vivere una relazione felice malgrado la loro incapacità di amare.

“Anisetta allunga il collo, che prende una forma aggraziata. Il suo è un collo onesto, è la parte più pregiata di un essere prezioso come lei, sembrerebbe quasi che non esistano colli bugiardi”.

Antonino Bellofiore è un giovane agente di polizia, un flic, “si vergogna del suo nome di battesimo perché è troppo dolce, preferisce farsi chiamare per cognome”. Trascorre le notti sveglio a studiare la forma vaga del soffitto senza sapere che Anisetta, accanto a lui, sta facendo lo stesso.

Bellofiore sta per essere nominato commissario. Ma a quale prezzo? Chi è la persona che dovrà arrestare?

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Gli appunti necessari, Marsiglia 2012

“Una discussione tra due persone che si sono amate per un certo periodo della loro esistenza, quasi sempre, diventa un rimprovero d’amore. Un po’ di rancore dagli occhi passa nelle labbra e ti dona l’aspetto di un cane rabbioso ancora affezionato al padrone anche mentre ringhia e tenta di azzannarlo. Marie e suo marito soffrivano di questa specie di rabbia d’amore”.

Marie Dumas è una pianista, suona il jazz, è “portatrice sana di note blu”, lavora in un’agenzia artistica e ha un figlio di quattordici anni. Il giorno in cui incontra il pittore parigino André Colbert, ricercato dalla polizia e accusato di omicidio, Marie ne diventa la musa ispiratrice e lo segue travolta da una pericolosa e inspiegabile passione.

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Acropolis, Nizza 2012

“Era possibile innamorarsi di una donna di mare? Non era forse pericoloso, come se ci si volesse innamorare del mare stesso? Probabilmente Tanja era il tipo di donna di cui non puoi innamorarti un po’ alla volta”.

Il 30° Salone Internazionale sul diabete sta per incominciare, ma i tre relatori vengono ritrovati morti in un piccolo albergo del centro. Il medico legale Vicky Di Mello è incaricato di eseguire le autopsie. Di Mello è un uomo corretto, da vent’anni dedito al suo lavoro e alla sua famiglia, ma l’intrigante Tanja Schwarz, la purser del “V”, il più grande yacht privato al mondo, gli farà cambiare idea.

Cosa c’entra il “V” con il congresso sul diabete? E cosa avrebbero detto i medici assassinati di tanto pericoloso?

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KINDO, Voltarepagina 2011 (3a edizione disponibile a breve!)

Sbuffando aprì la seconda pagina del mio résumé e lesse, “Cartello umano, domatore di leoni, astronauta, venditore ambulante di caramelle veneziane, taglialegna, pescatore, contadino, scienziato, massaggiatore di una squadra di volley femminile, lustrascarpe, ingrassatore di saracinesche, gobbo di teatro, paracadutista, assaggiatore, agente segreto, flautista dell’orchestra di Vienna…”
“Quello l’ho fatto solo per un mese.”
“Stalliere, scalatore, spazzacamino, pugile, burattinaio, mimo, pilota, sommozzatore, speleologo, maestro profumiere, paracadutista. Paracadutista lo ha scritto due volte…”

Alla disperata ricerca di un finale per il suo libro, Jean Rossignol decide di imbarcarsi su un mercantile. Al suo ritorno viene rinchiuso in un istituto per folli, all’interno di un vecchio convento. Qui incontra Suor Aurelia, una giovane novizia, e se ne innamora. Ma sarà solo l’inizio del gran finale tanto atteso.

Dopo dieci anni esatti, ho sentito l’esigenza di riscrivere questo libro e ho scoperto la sua vera anima. Credo che Kindo sia uno di quei romanzi al quale l’autore lavora per tutta la vita. Una lunga storia di redenzioni, in grado di esplorare il percorso di una donna di Chiesa che diventa laica e di uno scrittore ateo che ritrova la fede.

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La fabbrica delle ragazze, racconti, Marsiglia 2006

“La sala era talmente piccola che ogni nota entrava nella nostra testa senza preavviso, bastava distrarsi un secondo e tutto diveniva forte e rosso, assumendo i colori che dovevano essere nella sua testa.
Il ragazzo aveva appena vent’anni, arrivava da Metz, e stava suonando il vecchio pianoforte della padrona del bar; era giovane, è vero, ma non aveva nulla da invidiare ai grandi musicisti jazz che avevano toccato quei tasti, adesso ingialliti. Indossava una camicia a quadri, di un verde militare, e pantaloni cachi; era, a vedersi così, nulla di più che un giovane di passaggio per il paese; aveva capelli già sudati e un po’ di barba. Capelli lisci come quelli del tale seduto accanto a me, anche quel giorno, come tutti i giorni, da tre mesi.
Le note deliziavano le pareti dell’Absinthe Bar e dopo due canzoni era già incominciata questa storia.”

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Anne et Anne, in Nuova Antologia, Firenze 2013

André Colbert, un pittore parigino, sposato con Anne, incontra una ragazza più giovane nella sua vecchia università; anche lei si chiama Anne. Le due donne, pur non conoscendosi, sembrano collaborare tra loro per farlo impazzire e da un certo punto di vista ci riescono.

Si tratta di un’intricata storia di amore e passione, in cui la mente folle e geniale del pittore André Colbert si dimena nell’ossessione verso due donne con lo stesso nome, Anne, e che finirà col trascinarlo prima in manicomio, poi al centro di una vicenda mafiosa.